Alle origini dell’Omeopatia nella Pennsylvania della golden age omeopatica americana

Renzo Galassi
Medico Chirurgo – Omeopata MACERATA

President of Honor LMHI

renzogalassi3@gmail.com

Alle origini dell’Omeopatia nella Pennsylvania

della golden age omeopatica americana

Seconda parte

[DOI]: https://doi.org/10.69126/MO92-4 [CITE]

Sebbene la scuola di Omeopatia di Allentown avesse avuto vita breve, gli omeopati ad essa associati continuarono ad esercitare e il movimento fiorì. La traduzione dei testi fatta da Hering e il corpo docente consentirono la diffusione dell’Omeopatia al di fuori della comunità medica di lingua tedesca mentre il curriculum e la struttura organizzativa dell’Accademia servirono da modello per il futuro istituto che divenne il centro mondiale d’insegnamento omeopatico: l’Homoeopathic Medical College of Pennsylvania inaugurato a Filadelfia nel 1848, che, in seguito, avrebbe preso il nome di Hahnemann Medical College of Philadelphia. Su questo argomento, c’è un libro molto circostanziato del Dr. Thomas Lindsley Bradford (1847-1918), dal titolo “History of the Hahnemann Medical College”, pubblicato da Boericke e Tafel nel 1898.

RIASSUNTO

Attraverso la documentazione storica proveniente da testi e riviste dell’epoca, (incluse le foto antiche) l’autore delinea la seconda fase dell’Omeopatia negli USA verso la seconda metà del 1800. L’attenzione è rivolta allo splendore della scuola omeopatica in Pennsylvania.

PAROLE CHIAVE

Golden Age Omeopatica Americana – Homoeopathic Medical College of Pennsylvania

SUMMARY

Through historical documentation drawn from books and journals of the time (including historical photographs), the author outlines the second phase of Homeopathy in the United States during the second half of the 1800s. Particular attention is given to the flourishing of the homeopathic school in Pennsylvania.

KEYWORDS

American Homeopathic Golden Age – Homoeopathic Medical College of Pennsylvania


Come dicevamo, nel Febbraio del 1848, i Dottori Constantine Hering, Jacob Jeanes e Walter Williamson fondarono l’Homoeopathic College of Pennsylvania; il Dr. Hering fu nominato Professore di Materia Medica il 7 Settembre 1848. Fu Professore di Istituzioni di Omeopatia e Clinica Medica dal 1864-67 e, dal 1867 al 1869, di Istituzioni e Materia Medica.

Nel 1869 l’Homoeopathic College of Pennsylvania si fuse con l’Hahnemann Medical College of Philadelphia, il Dr. Hering vi fu Professore di Istituzioni e Materia Medica dal 1869 al 1871, Preside dal 1867 al 1871 e Professore Emerito di Istituzioni e Materia Medica dal 1876 al 1880, anno della sua morte. Dopo un iniziale periodo di rodaggio, la Scuola divenne una istituzione della massima importanza e molti giovani si iscrissero da tutti gli Stati Uniti e da varie parti del mondo (Italia compresa), con l’intento di diventare medici omeopatici.

Alcuni ex allievi della scuola di Allentown, divenuti ormai medici famosi, iniziarono a insegnare nella nuova scuola di Filadelfia e in breve si delinearono le figure di maggiore spicco che diedero un lustro insuperabile alla scuola, in particolare, oltre a Constantine Hering (1800-1880), Adolph zur Lippe (1812-1888) e Henry Newell Guernsey (1817-1885) tanto che si parlò di “triumvirato omeopatico di Filadelfia”.

È ovvio che non possiamo dimenticare gli illustri nomi degli altri docenti, perché erano tutti giganti della nostra Medicina e che oggi sarebbero considerati i migliori omeopati del mondo, ma i tre citati erano delle “Star” inarrivabili.

Possiamo affermare, senza pericolo di smentita, che nell’area di Philadelphia tra il 1830 e il 1920 si realizzò una serie speciale di combinazioni ed eventi che crearono il cosiddetto “miracolo omeopatico”. Nello stesso luogo, nello stesso lasso di tempo, si concentrarono i medici più dotati della storia dell’Omeopatia, dopo Hahnemann, Jahr, Boenninghausen in Germania.

Medici con lo stesso ideale, con la stessa forza di volontà, lo stesso desiderio di approfondire lo studio e la conoscenza dell’Omeopatia, con l’attitudine di sacrificare continuamente il loro tempo libero per studiare e alleviare le sofferenze dei pazienti. Dopo 150 anni stiamo ancora studiando e consultando i loro scritti e curando pazienti grazie ai loro insegnamenti che sono attuali più che mai: ecco perché osiamo dire che questi Maestri hanno raggiunto la stessa condizione di “Immortalità” dei Geni dell’Umanità. Cerchiamo di conoscerli un po’ più da vicino, senza dilungarci troppo, ma cercando di capire il loro valore nella storia della nostra Medicina.

CONSTANTINE HERING

Iniziamo da Constantine Hering, il fondatore e iniziatore di tutto.

Come guida per la sua biografia, ho utilizzato la relazione di uno dei suoi allievi, il Dottor Arthur Maynard Eastman (1855-1923 foto), che egli lesse davanti all’assemblea dell’International Hahnemanian Association, il 17 giugno 1917 a Chicago; vi inserirò anche qua e là alcuni aneddoti e informazioni ricavati da varie riviste e dagli scritti del genero di Hering, il Dottor Calvin B. Knerr (1847-1940), che ho consultato per questa ricerca. Ho inserito anche alcuni aspetti della vita familiare di Hering per entrare un po’ più in confidenza con lui non solo come medico, ma anche come uomo. E, di certo, fu un uomo eccezionale!

Spero in questo modo di fornire a tutti voi, specialmente ai colleghi più giovani, un’idea dell’immenso lavoro svolto da Constantine Hering per la nostra Medicina. Iniziamo con il Dottor Eastmann, inframmezzando qualche risultato di mie ricerche.

“[..] Il lavoro di tutta la vita di Constantine Hering con il passare del tempo, nel suo trascorrere, esalta la profondità e la bellezza della sua opera e svela agli allievi delle scuole di Medicina nuove verità destinate a diventare immortali come le grandi opere d’arte del Louvre, create dalle mani di Michelangelo o di Leonardo da Vinci. I lavori dei contemporanei di Hering sono già coperti da quella polvere del tempo che le rende curiosità da scaffali di museo, ma i testi di Hering non hanno polvere e sono consumati dalla continua consultazione, e le sofferenze del genere umano sono ogni giorno alleviate dal frutto del suo genio. Affinché possiate capire ciò che ho appena affermato, farò precedere i miei personali ricordi su questo grande uomo, disegnando un rapido schizzo della sua vita.

Il Dottor Constantine Hering nacque a Oschatz, in Sassonia, Germania, il primo gennaio 1800. Il padre, Maestro Karl Gottlieb Hering, era un musicista e compositore e fu l’ideatore di un metodo semplificato di insegnamento della musica per bambini, adottato nelle scuole tedesche. Ho sentito il Dottor Hering raccontare di quando a suo padre, seduto all’organo della chiesa, fu portata la notizia della nascita di un figlio maschio e, allora, cominciò a suonare con tutta la sua forza “Nun danket alle Gott“ (“Rendiamo grazie tutti a Dio”) la possente corale di Martin Lutero, per annunciare l’avvento di un nuovo secolo e la nascita di suo figlio.

A 11 anni, Constantine fu mandato alla Scuola Classica di Zittau, dove mise insieme una vasta collezione di minerali, piante, teschi e ossa di animali. Più tardi intraprese gli studi di Medicina presso l’Accademia Chirurgica di Dresda. Mentre si trovava in quella città, un giorno, cercando libri in un negozio di testi usati, un volume cadde ai suoi piedi. Si trattava di una vecchia copia di un testo di Euclide dove, nell’introduzione, era scritto: “un uomo che desideri diventare uno scienziato deve prima diventare un pensatore, e per diventare un pensatore deve prima diventare un logico e per diventare un logico deve diventare un matematico”. Prese subito la decisione di tornare a casa e mettersi a studiare matematica e greco, cosa che fece fino al 1820. Successivamente, si iscrisse all’Università di Lipsia dove frequentò sette corsi di studi medici e divenne allievo del Dottor Robbi, un famoso chirurgo dell’esercito francese. Più o meno in quel periodo il Dottor Robbi fu invitato da una casa editrice a scrivere un opuscolo contro l’Omeopatia, per la quale doveva essere un colpo mortale. Egli declinò l’invito e consigliò di affidare l’incarico al suo giovane amico Hering. Per portare a termine tale incarico, Hering iniziò a studiare alcuni lavori di Hahnemann e ciò lo portò ad approfondire ulteriormente.

Il risultato della sua ricerca lo convinse che Hahnemann aveva ragione, che “Similia Similibus Curentur” è una grande legge di Natura e, dopo due anni di intensi studi, ammise la sua adesione al nuovo sistema”.

Tutti conosciamo questa storia, ma dobbiamo anche considerare la vita quotidiana di questa persona, provare a renderci conto di quali preoccupazioni nutrisse, mentre cercava di capire se la sua vita dovesse essere dedicata all’Omeopatia o all’Allopatia. Per esempio, non era così facile per lui frequentare l’Università da un punto di visto economico. Vediamo come, molti anni dopo, descrive questo periodo ai suoi studenti a Philadelphia, seguendo il racconto di uno di loro.

“Una sera, alla presenza del Dottor Farrington, Hering raccontò la storia dei suoi primi giorni da studente a Lipsia, quando era povero e lottava per mantenersi.

Avendo abbandonato i ranghi degli allopati, alla cui scuola mi ero laureato presso l’Università di Wurzburg, per unirmi agli omepati, ero in grossa difficoltà. Occupavo una stanza poveramente arredata, per la quale pagavo 25 centesimi a settimana; un luogo freddo dove, senza riscaldamento, congelavo nei giorni di freddo intenso, pungente. Mi permettevano di mangiare in una mensa gratuita per studenti (una specie di mensa per poveri), ma solo certe volte, quando gli altri frequentatori scartavano la loro razione perché trovavano il cibo non buono abbastanza. Però il pane lì era buono. Spesso me ne tornavo a casa portandomi avanzi di pane di segale che, secco e stantio, inzuppavo in un brodo di carne alquanto annacquato o li mangiavo duri così come erano, facendomi sanguinare le gengive, ma in tal modo pensavo di fornire comunque un qualcosa di sostanzioso al mio organismo. Un giorno uno studente mio amico mi disse di una signora che affittava delle stanze, una sostenitrice dell’Omeopatia che aveva bisogno di essere curata. Con paziente insistenza, il mio amico mi convinse ad andare con lui a visitare la signora, che aveva bisogno di Ignatia; lei mi invitò a rimanere a cena. La gentile signora si rese subito conto della mia situazione. Mi fornì una piccola scorta di pezzi di legno da ardere e un po’ di latte. Un giorno, venuta nella mia stanza, notò un po’ di pane secco ammucchiato sulla scrivania e volle sapere che cosa ne facessi. Le dissi che lo conservavo per il mio sostentamento. Mi chiese se ero disposto a scambiarlo con del latte dal momento che aveva delle mucche e dei maiali per i quali il pane secco era un ottimo alimento. Prese un po’ dei pezzi più duri. Poi, in cambio di cure, mi tenne a pensione in attesa di tempi migliori. Ricordando tutto questo, uno non dovrebbe essere entusiasta dell’Omeopatia?”.

Ed ecco un altro aneddoto sulle sue povere condizioni economiche da studente. Ne parlò lo stesso Hering durante una delle riunioni con allievi, amici e familiari nella sua casa americana. Lo riporta il Dottor Calvin B. Knerr, genero di Hering, marito di Melitta Hering.

Una mattina, una donna che mi forniva il latte mi ricordò di non essere stata pagata da lungo tempo e che non si poteva certo andare avanti così, perché lei doveva comprare il latte che poi vendeva ai clienti. Lo stesso giorno un fattorino venne a chiedermi di andare dal Dottor Hartlaub, il fratello del medico omeopata che aveva sposato mia sorella Clara. Ero magro e affamato, i miei vestiti erano logori e pieni di strappi; in compenso, ero molto orgoglioso. Ero male in arnese, ma sarebbe stato meglio per chiunque evitare di fare un qualsiasi commento sul mio aspetto. Mi recai in un ufficio bancario dove andavo a riscuotere il mio stipendio mensile di cinque dollari, che non ritiravo da tre mesi, e vi trovai un avviso, mostratomi da uno degli impiegati, con cui mi si invitava a rivolgermi per comunicazioni a un funzionario di grado pù elevato. Mi trovai di fronte a un tizio basso di statura, robusto, tronfio, rauco, che mi disse: “Ho sentito dire che vi occupate di ricerche in Omeopatia. Devo pregarvi di smettere, qui ci sono i soldi per i vostri ultimi pagamenti: non posso permettere che si usino i soldi affidati alla mia custodia per salvare un omeopata”. Replicai: Che diritto avete di insultarmi in questo modo? e scaraventai sdegnosamente sulla scrivania i suoi soldi. “Non prenderò neppure una monetina”.

Il genero Knerr aggiunge: Non avevo mai visto il buon Dottore così alterato come in quel momento, diede un pugno sul tavolo, spinse indietro la sedia, gesticolando, gli occhi che lanciavano fiamme e il sangue alla testa. Una delle figlie lanciò un’occhiata attraverso il tavolo al cugino, sorpresa. Più tardi rivelò che non aveva mai visto il padre così alterato.

Quel tizio, che aveva insultato un povero studente, in età più avanzata divenne egli stesso un omeopata. Egli propose di restituirmi il mio denaro, ma non avrei potuto accettarlo, né avrei potuto rivolgermi ancora a lui. Dal momento stesso in cui avevo gettato il denaro ai suoi piedi non ho mai più avuto occasione di patire la fame; mai più durante tutta la mia lunga vita. Quando ritornai dalla banca trovai il biglietto di un paziente che mi chiedeva di visitarlo.

Dovetti lavorare duramente per Hartlaub quando ero il suo assistente, ben più duramente di quanto il mio vecchio segretario abbia mai lavorato per me. Ma due groschen (antica moneta tedesca) al giorno erano sufficienti a rendermi felice. Non ero legalmente autorizzato alla pratica, poiché non avevo ancora il diploma, ma ero sicuro di saperne molto di più del mio datore di lavoro. Avevo dedicato un anno intero allo studio della Materia Medica. L’inverno seguente si verificò l’episodio della ferita alla mano. Nell’estate che seguì, viaggiai. Fu un’estate frenetica. Diedi una mano a dei contadini a fare irruzione in un magazzino per prendersi il grano ed evitare di morire di fame.

Ogni giorno mi capitavano fatti nuovi e a mio favore. Uno di questi fu una magnifica offerta di lavoro come istitutore presso una famiglia molto benestante in Russia. Andai da mio fratello Ewald. Mentre ero da lui, arrivarono due lettere che il postino rifiutò di consegnare perché senza affrancatura: mio fratello pagò per me. Una di queste, breve, era di Hahnemann, che mi dava informazioni riguardo al ferro. L’altra era di Jean Paul Richter, il poeta, che mi chiedeva alcuni flaconcini. Mio fratello disse: “Non devi andare a Luefland. Un uomo che riceve lettere da due dei più illustri uomini della nostra epoca non deve andare in Russia. Resterai qui.”.

Anche la mia mano, la mia mano destra, la devo a Hahnemann. Perché non dovrei essere grato ed entusiasta dell’Omeopatia?”.

La storia dell’infezione del dito di Hering è interessante: lo convinse definitivamente dell’efficacia dell’Omeopatia. Anziché la descrizione del Dottor Eastmann ho scelto di riportare le parole dello stesso Hering:

Io stesso ero quasi morto a causa di un’infezione contratta durante l’autopsia fatta sul corpo esumato di un suicida, lavoro evitato da altri e su cui mi ero dilungato un po’ troppo a lungo; mentre mi destreggiavo tra le viscere, mi feci un taglio all’indice della mano destra, che guarì solo in parte e si ricoprì con una crosta sottile. Prima di procedere a stilare il rapporto post mortem, mi lavai le mani con acqua calda e sapone, lasciando il taglio scoperto. Un tizio di Jena aveva chiesto di dissezionare reni, ureteri e vescica e promisi che lo avrei fatto. Dopo qualche giorno, il mio dito cominciò a mostrare i segni di infezione che tendevano alla gangrena. Mi fu offerta l’occasione di osservare su me stesso una malattia contro la quale sanguisughe, calomelano, nitrato d’argento (la pietra infernale) avevano dimostrato di essere del tutto inutili in mano allopatica. Rifiutai l’amputazione perché con una mano menomata avrei avuto ben poche probabilità di diventare un ginecologo o un chirurgo. Meglio morire. Ero, in quel periodo, ancora profondamente radicato nella convinzione quasi superstiziosa che le malattie esterne non avrebbero potuto essere raggiunte da rimedi interni, meno che mai se somministrati in piccole dosi. Mi salvò uno dei primi allievi di Hahnemann che mi convinse a provare Arsenico, in una dose talmente piccola da rasentare il ridicolo. Quando, dopo aver preso poche dosi del rimedio sulla lingua, una sensazione di sollievo dalla terribile sofferenza cominciò a pervadere il mio corpo e l’ultimo ostacolo che mi aveva reso cieco al sorgere di una nuova arte del guarire si dissolse davanti ai miei occhi. Il dito ce l’ho ancora! È lo stesso con cui ho scritto queste note e, per di più, ho dedicato la mia intera mano, il mio corpo e la mia anima, alla causa con cui Hahnemann ha dato sollievo all’umanità. I suoi insegnamenti non avevano solo curato la mia salute fisica, ma mi avevano dato anche un nuovo scopo di vita.

Si iscrisse all’Università di Wurzburg, dove insegnava il grande patologo Schoenlein. Il 23 marzo 1826 si laureò in Medicina. La sua tesi di Laurea si intitolava “De Medicina Futura”, tesi che difese davanti ai docenti di una così importante università. Dopo la laurea, fu nominato insegnante di matematica e scienze naturali presso l’Istituto Blochman di Dresda. Vari mesi dopo, il Re di Sassonia lo incaricò di andare in Suriname, Sud-America, per compiere ricerche in campo zoologico e botanico. Vi rimase sei anni e portò a termine per il Re un importante lavoro sulle scienze naturali. Durante la sua permanenza in Suriname continuò a studiare e a praticare l’Omeopatia per quanto possibile, scrivendo anche articoli per gli Archivi Omeopatici. Questo suo comportamento fu comunicato al Re, che immediatamente ordinò al Dottor Hering di attenersi esclusivamente ai compiti che gli erano stati assegnati. Con la lettera di risposta il Dottor Hering inviò le sue relazioni, i rendiconto, gli esemplari raccolti, rassegnò le dimissioni e iniziò ad esercitare come medico a Paramaribo. Continuò, tuttavia, i suoi studi in storia naturale e inviò numerosi articoli su piante, serpenti e altri animali all’Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia, che lo nominò Socio corrispondente.

Durante la permanenza in Suriname, frequentò la colonia di lebbrosi, fece uno studio sulla lebbra, e si diede molto da fare per alleviare le sofferenze dei malati. Nel 1830 scrisse: Relazione per lettera da Paramaribo circa il trattamento della lebbra con rimedi omeopatici e, nel 1831, scrisse un documento su I rimedi antipsorici nella loro relazione con la lebbra.

Mentre si trovava in quelle zone, iniziò i suoi storici studi sui serpenti, compreso il Lachesis trigonocepahalus o Surukuku del Sud America, di cui lasciò un esemplare al museo dell’Accademia di Scienze Naturali di Philadelphia. Catturò questo serpente con molta difficoltà e pericolo, e uno dei suoi aiutanti Indiani Arrowackian fu morso. Fu in quella occasione che utilizzò per la prima volta il calore radiante come antidoto al veleno di serpente, che, da allora, è stato riconosciuto essere antidoto al morso e alla puntura di serpenti velenosi. Dopo sei anni in Suriname, si imbarcò per tornare a casa. Andò subito a Philadeplhia, dove cominciò ad esercitare come medico e dove abitò per quasi mezzo secolo. Quando approdò sulle nostre sponde, indubbiamente trovò terreno fertile su cui piantare le grandi verità dell’Omeopatia. Non c’erano libri di testo nella lingua del luogo, né manuali di Materia Medica o Repertori, di fatto nessun tipo di testi in lingua inglese da cui poter apprendere la conoscenza dell’Omeopatia. Non c’erano nemmeno scuole o università dove venisse insegnato il metodo omeopatico. C’erano pochissimi medici sparpagliati lungo la parte orientale del Paese, che cercavano di praticare con l’aiuto dei lavori di Hahnemann, tutti in tedesco. Fu allora, all’inizio dell’anno 1833, che il Dottor Hering si rimboccò le maniche e cominciò a lavorare, con i risultati che abbiamo sotto gli occhi.

E qui il Dottor Eastmann parla dell’Accademia di Allentown di cui abbiamo trattato nel precedente numero della rivista. Ma vediamo la produzione letteraria di Hering e il suo lavoro di ricerca.

Hering fu il primo presidente dell’American Institute of Homoeopathy, di cui era stato il creatore e alle cui attività diede un contributo proficuo. Fondò l’American Journal of Homoeopathic Materia Medica e collaborò molto fattivamente a tutti i periodici omeopatici.

La Materia Medica costituisce la sua opera più prestigiosa. Un indice dei suoi scritti elenca qualcosa come 325 articoli riguardanti prevalentemente i rimedi e le indicazioni al loro uso.

Hering, inoltre, scrisse o curò la redazione di circa 89 libri od opuscoli. Il suo Domestic Physician, un manuale di primo intervento per pazienti, ha visto quattordici edizioni in Germania, sette in America, due in Inghilterra, ed è stato tradotto in Francese, Spagnolo, Italiano, Ungherese, Danese, Svedese e Russo. Sulla copertina era riportata la massima: Il più grande Trionfo della Scienza è quando diventa patrimonio comune delle persone e contribuisce così al benessere comune. Tra i libri di testo di uso quotidiano per i medici omeopatici si trovano:

Hering’s Analytical Therapeutics” o “Symptoms of the mind”;

Hering’s “Condensed Materia Medica”;

Hering’s “Guiding Symptoms of our Materia Medica,” e “Gross’ Comparative Materia Medica,” a cui dedicò un anno intero, tradotto dal tedesco e rivisto.

Il suo grande capolavoro fu: The Guiding Symptoms of our Materia Medica. Per più di cinquanta anni, Hering fu impegnato a preparare il materiale per questa opera. Vi incluse tutti i provings fatti da lui stesso, dai suoi allievi e amici, e tutte le sperimentazioni affidabili fatte con cura dagli altri medici. Da tutto questo immenso materiale, però, per essere incluso nella ponderosa opera in dieci volumi, si selezionò solo il meglio, e tutti i sintomi confermati da più e più guarigioni.

Hering morì mentre stava preparando la stampa del terzo volume, ma aveva ultimato il manoscritto dell’intera opera. La revisione di tutti i rimanenti volumi e la cura della loro stampa fu compito portato a termine dai Dottori Calvin B. Knerr, Charles G. Raue and Charles Mohr; dopo di che, un repertorio completo di tutti e dieci i volumi, preparato dal Dr. Calvin B. Knerr, rese la “Materia Medica” del Dr. Hering facilmente fruibile anche al medico più indaffarato.

Il lavoro di Hering sulla sperimentazione dei medicinali fu più importante di quelli di ogni altro medico, il metodo nel condurre una sperimentazione è spiegato in un opuscolo di 30 pagine dal titolo: Suggestions for the proving of Drugs on the Healthy, che è una relazione del Comitato designato a questo scopo dall’American Provers Union, a Filadelfia nel 1853. I membri dell’Unione erano ventiquattro tra i più insigni medici omeopati del tempo. L’opuscolo è diviso in sette articoli e approfondisce i particolari in modo magistrale. Andrebbe ristampato e ogni omeopata dovrebbe averne una copia.

Hering e i suoi collaboratori si attenevano alle regole lì esposte.

Se consideriamo quanto impegno è necessario per sperimentare un singolo medicinale, ci rendiamo conto di cosa abbia significato per Hering sperimentare novantuno rimedi! Hahnemann ne sperimentò in tutto sessantaquattro.

A proposito dei suoi provings, eccone almeno un elenco parziale che servirà a illustrare l’attività sconfinata del suo fertile ingegno. Prima di lasciare la legazione di Sassonia aveva sperimentato: Mezereum, Sabadilla, Sabina, Colchicum, Plumb. ac, Paris quadr., Cantharis, Sodium e, in parte, Antim. tart., Arg. met., Aristolochia, Clematis erecta, Belladonna, Caltha palustris, Opium, Ruta, Tanacet., Viola tricolor, etc.

Durante la sua permanenza in Sud-America, i suoi proving riguardarono: Lachesis, Theridion curass., Askalabotes, Calad. seg., Jambos, Jatropha, Solanum, Spigelia, Vanilla, Alumina, Acid phosph., Psorinum.

Dopo il suo arrivo a Filadelfia, egli stesso fece o supervisionò le sperimentazioni e curò la pubblicazione del proving dei seguenti medicinali: Mephitis, Ictodes foetidus, Crotal., Hydrophobinum, Brucea, Calc. phosph. (acido e basico), Hippomanes, Castor equorum, Kalmia, Viburnum, Phytolacca, Gelsemium, Gymnocladus, Chlor., Brom., Ac. fluor., Ac. oxal., Ferr. met., Cobalt., Niccol., Oxygen, Ozone, Thallium, Tellurium, Palladium, Platinim, Osmium, Lithium, Glonoine, Apis mel., Cepa, Aloes, Millefol., Baryta carb., Nux mosch. e Formica.

Il suo grande capolavoro fu il proving di Lachesis.

Questo proving lo rese celebre e rinomato in tutto il mondo. Il proving di Lachesis nel “Guiding Symptoms” consta di 88 pagine, che riportano 3800 sintomi.

Fece anche la sperimentazione di Hydrophobinum, utilizzando la saliva di un cane malato di rabbia, anni prima del lavoro di Pasteur sul virus della rabbia canina.

La sua sperimentazione di Apis mellifica è stata di immenso valore per i medici.

Sperimentò anche la nitroglicerina dandole il nome Glonoinum, accettato da tutte le scuole mediche. È stato il primo a proporre triturazioni e diluizioni in scala decimale al posto della centesimale usata da Hahnemann.

Concludiamo la biografia di Hering con un suo commento a certi lavori di Materia Medica che dovrebbe essere un grande monito per coloro che scrivono sull’argomento oggigiorno!

La maggior parte dei costosi e voluminosi libri che oggi possediamo sono pieni di nozioni assurde, arbitrarie e fuorvianti, per lo più di uomini privi di pratica, oppure che ottennero pratica grazie al falso credito acquisito attraverso i loro libri. Questi uomini sono completamente incapaci di giudicare correttamente nelle questioni scientifiche. Essi e i loro seguaci hanno dissipato e continuano a dissipare letteratura, denaro, tempo e vera reputazione, quella fondata su vere guarigioni e non su accidenti. Prendete i sintomi di ogni caso e cercate di trovare il miglior rimedio nella vera Materia Medica; imparate a giudicare da voi stessi, e sarete non soltanto indipendenti, ma anche più efficaci. Che ogni medico riferisca i propri casi o almeno i sintomi guariti e, al tempo del grande raccolto, essi aiuteranno a separare il vero dal falso e potrà essere pubblicata una nuova Materia Medica, molto più abbreviata; non fondata sulle nozioni arbitrarie di uno solo, ma sull’esperienza unita di tutti.

C. Hg. (Constantine Hering)

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