Guarigioni non redditizie. L’Omeopatia Classica è in linea con i tempi attuali?


Gustavo Dominici
Medico Chirurgo – Omeopata   ROMA

Direttore de Il Medico Omeopata

gustavo.dominici@omeopatia-roma.it
www.omeopatia-roma.it

Guarigioni non redditizie

L’Omeopatia Classica è in linea con i tempi attuali?

La situazione era diventata troppo complessa, stava sfuggendo di mano. Necessitava un reset, una grande semplificazione. Ora le cose sono chiare: il più forte ha ragione; l’iniziativa è giusta se crea profitto. Punto. In questo nuovo, rampante mondo, che posto può avere l’Omeopatia Classica, che non è forte e produce scarso profitto (alle case farmaceutiche, alle farmacie e anche ai medici, che le visite durano troppo tempo)?

È definitivamente sorta una nuova morale, che sotto sotto già esisteva, ma timidamente, quasi avesse timore a mostrarsi. Finalmente ha trovato il coraggio, la fierezza, la spavalderia necessarie, con qualche tratto un po’ trash, ma ci sta. Probabilmente sta sorgendo anche una nuova bellezza: il grande, meritato ritorno del kitsch. E va bene, ma in questo nuovo, rampante mondo, che posto può avere l’Omeopatia Classica, che non è forte, produce scarso profitto (alle case farmaceutiche, alle farmacie e anche ai medici, che le visite durano troppo tempo)? Ahi, quanto è difficile trovare una nicchia, piccola e protetta, dove poter provare a guarire i malati! È che un paziente guarito non fa guadagnare nessuno, magari è un po’ più felice e di buon umore, ha meno dolori, ma tutte quelle medicine che non utilizza più sono corposi introiti in meno. E se non fosse uno, ma centomila? Dovrebbero chiudere delle fabbriche, licenziare persone, famiglie sul lastrico. Un paziente cronico, forte consumatore di farmaci, dà da campare a una quantità di persone. Senza contare la perdita in tenore di vita di un mucchio di specialisti, che sarebbero consultati, ma più di rado. Quindi l’Omeopatia, e l’Omeopatia Classica in particolare, che pretende di curare tutto con una sola medicina, addirittura senza integratori, non solo è assurda, ma pericolosa. Andrebbe vietata per il bene della comunità.

O meglio, andrebbe lasciata campare, bistrattandola di tanto in tanto, magari invitando un omeopata in TV tendendogli un’imboscata, cosicché si possa ridere di lui. La si lasci a quei quattro “alternativi”, quelli che amano andare contro corrente, i ribelli cronici, gente in definitiva irrecuperabile. Quelli che pensano che i valori morali non sono quelli imposti con la forza, ma che ce li portiamo dentro, da sempre. E che esiste anche un’armonia e persino una bellezza, i cui canoni possono variare nei secoli, ma non sprofondano mai nel baratro della bruttezza sguaiata. E pensano anche che la salute sia un bene da non compromettere, ad esempio contrastando ogni malessere con miscele di farmaci. Pensano che sia un bene sopravvivere a gravi malattie, ma meglio sarebbe non contrarle.

Va bene, la smetto, è stato uno sfogo, rivendico il diritto di avere qualche caduta di stile.

E però mi viene alla mente che tutto è nato quando il medicinale è stato posto alla stregua di merce, come tutte le altre merci. Il medicinale, che nasce esclusivamente per curare i malati, per alleviare la sofferenza, che ha in sé potenzialità, ma anche pericolosità a seconda dell’opportunità e del dosaggio. Se è una merce come le altre, deve generare un profitto, il maggior profitto possibile, quindi merita di essere pubblicizzato, lanciato sul mercato e favorito il massimo consumo. Poco importa se ci sarebbe una molecola migliore, più efficace e meno dannosa, si cerca di vendere al meglio quel che si produce, serva o non serva, danneggi o favorisca. E si costruisce una enorme e raffinata struttura che ne documenta esageratamente i benefici, tacendo i possibili danni. Si organizzano congressi, si blandiscono relatori, si costruiscono articoli ad hoc (meglio: si comprano di fatto le riviste, è più sicuro). Si amplifica ad arte il rischio di potenziali patologie per aumentare la platea dei terrorizzati consumatori. Si crea un sistema per cui il medico che non lo prescrive potrebbe essere incriminato. E poi, basta con i medici che pensano! Che decidono se la prescrizione sia opportuna o meno! La smettano, applichino gli accurati protocolli e non incorreranno mai in alcun problema.

D’accordo, la chiudo qui, oggi non riesco a scrivere diversamente. Mi si perdoni. Mi si prometta, però, che ci terremo cara la nostra Omeopatia Classica, come praticanti e come pazienti, così assurda eppure così chiara, semplice ed efficace. Rintaniamoci nella nostra isola di alienati dal mondo che conta, solo attenti a non far troppo rumore, che qualcuno potrebbe infastidirsi.

Buon anno, Omeopati!

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