Giovanna Giorgetti Medico Chirurgo – Omeopata TERNI
ggiovanna@tiscali.it
Io e l’Omeopatia
Oggi l’Omeopata d’Italia è la nostra insostituibile e preziosissima Giovanna Giorgetti, che è passata dall’esistenza “tranquilla” della paziente omeopatica a quella impegnativa e complessa del medico, omeopata e Segretaria della Federazione. A Giovanna ciascuno di noi soci fa riferimento da vari decenni.
Noi che, quando abbiamo un dubbio, “chiedi a Giovanna”.
Noi che, se dobbiamo lamentarci di qualcosa, “dillo a Giovanna”.
Noi che non le diciamo mai abbastanza grazie, anche se le vogliamo proprio bene, come succede con le persone di famiglia, siamo felici adesso di conoscere dalle sue parole “questa lunga storia d’amore”, da medico stimato e insieme da colonna portante della nostra associazione: una vita passata insieme all’Omeopatia, con amore.
Ero ragazza, studiavo Medicina a Perugia ed ero magra come un chiodo.
Avevo un’amica e collega che studiava con me ed era grassa come… come… (ma perché le immagini simbolo dei magri sono scherzose e quelle dei grassi sono offensive?) insomma era un bel po’ sovrappeso.
Come succede a noi donne, per me la magrezza non era chissà che problema, per lei il sovrappeso sì; e siccome per carattere amava frequentare molti medici, compresi i cultori delle Medicine che allora si definivano alternative e che più tardi – e assai meglio – avrebbero preso il nome di complementari o non convenzionali, propose anche a me di provare l’Omeopatia: io per prendere peso, lei per perderlo.
Mi portò da quello che mi disse il migliore Omeopata di Perugia: il dr. Ferruccio Mattoli, che era poi, come scoprii molto più tardi, un componente della grande famiglia di Omeopati di cui anche il nostro Pindaro fa parte. Ferruccio Mattoli ci visitò, arrabbiandosi moltissimo ogni volta che noi – studentesse di Medicina – usavamo termini medici, dicendoci che dovevamo dire solo, con le parole più semplici, dove ci faceva male e nient’altro; alla fine delle nostre lunghe visite, ci diede una cartina contenente dei granuli, spiegandoci come assumerli. Molti anni dopo scoprii che aveva dato a me Natrum muriaticum, alla mia amica Calcarea carbonica.
Questo avveniva decenni fa: avendo poi perso di vista l’amica, non so quanti chili sia riuscita a perdere con la sua Calcarea, ma il fatto che allora io, per la prima volta, abbia incontrato questa disciplina, lontanissima com’ero dal pensare che importanza avrebbe avuto nel mio futuro, questa sì è stata una pietra miliare nella mia vita.
A Perugia avevo frequentato e concluso il primo triennio di Medicina; decisi di fare a Terni il successivo triennio.
Per arrotondare, avere una certa autonomia e non gravare sul bilancio familiare, trovai un posto come segretaria da un medico omeopata, disciplina che quindi incontrai di nuovo, non più come paziente, ma come assistente.
“Chi va al mulino s’infarina” dice il proverbio. Infatti, pur senza ancora poterla praticare, mi trovai a osservare con molto interesse quell’affascinante modo di curare che – vai a capire perché – poneva tutta quella attenzione su particolari della persona che a me (e spesso anche al paziente) parevano non avere proprio niente a che vedere con il disturbo che lamentava.
Questo a riprova, se mai ce ne fosse bisogno, del fatto che di ciò di cui non si può (non si sa) parlare, occorre tacere. E scusate la citazione.
Il medico cui facevo da segretaria era a quel tempo membro del Consiglio Direttivo FIAMO: fu quindi naturale entrare in contatto con la Federazione, anche perché, mettendo nel mio lavoro tutta la mia buona volontà e la mia efficienza, mi trovai alla fine a gestire l’intera segreteria, dove il medico titolare poteva fidarsi di me e limitarsi a un’azione di controllo e supervisione.
Avevo immaginato che il mio lavoro come segretaria sarebbe durato per i soli tre anni che mi mancavano per finire l’università, ma motivi familiari, economici e personali mi fecero restare al palo qualche anno in più del previsto. Avvenne così che, quando il medico decise di lasciare la FIAMO, il Consiglio Direttivo allora in carica, conoscendomi già, apprezzando il mio modo di lavorare e trovandosi quindi a portata di mano una persona di cui si poteva fidare, affidò la segreteria a me.
Tutto questo avveniva un’abbondante trentina d’anni fa.
Da allora io e la FIAMO siamo divenute inseparabili come una coppia di collaudati coniugi, anche come coabitazione, dato che la sede operativa della Federazione è – per amore e per praticità – in casa mia. Così la FIAMO è diventata la mia seconda famiglia, la mia stella polare.
Una volta in grado di farlo, ripresi gli studi e, ormai decisa a diventare non solo medico, ma anche e soprattutto Omeopata, ancor prima di laurearmi frequentai l’ottima scuola IRMSO, diretta da Pietro Federico, che mi diede solide basi, e ripresi anche il mio cammino universitario, con l’obiettivo di conquistare l’ambita quanto necessaria laurea.
Furono anni di fuoco: ricordo che, per esempio, mi capitò nello stesso periodo di preparare e poi sostenere molti esami, organizzare contemporaneamente il Congresso FIAMO senza sospendere il normale lavoro di segreteria e occuparmi anche – e sempre contemporaneamente – di una questione familiare impegnativa: dormivo tre ore a notte e lavoravo tutte le altre (i tempi dei miei pasti, come tutti sanno, sono brevi). Oggi se ci ripenso non mi pare possibile di esserci riuscita.
Una volta avuta la possibilità di entrare di diritto nell’affascinante mondo, ma soprattutto nella diversa logica della filosofia omeopatica, originale fino talvolta all’anomalia, mi ci tuffai dentro tutta: frequentai molti seminari organizzati dalla Scuola di Verona e dalle Scuole del Dipartimento FIAMO, i bellissimi corsi di Roberto Petrucci nella splendida Stromboli, i corsi di Dario Spinedi, stupita e incuriosita dei risultati che otteneva con quelle che potrei definire “dosi omeopatiche di Omeopatia”, insomma, seguii seminari di ogni genere. Vorrei dire – anche se sarebbe ovviamente esagerato – che ovunque si parlasse di Omeopatia, là mi trovavo anch’io; e sempre con grande interesse, spesso con vera emozione.
Nel corso degli anni, dal tempo del mio primo incontro a oggi, ho visto l’Omeopatia crescere sempre di più; contemporaneamente, ho visto la Medicina ufficiale, per via di scelte politiche discutibili, ridurre la propria efficienza, stretta com’è da un numero elevato di pazienti per medico e oberata da incombenti burocratici che tendono a trasformare i medici, da detentori di un umanistico e antico sapere, in sanitari sottoposti a protocolli e ordini superiori.
Ho osservato invece l’Omeopatia affermarsi su sempre più riconosciute basi scientifiche e il metodo omeopatico stesso, così attento al rapporto medico–paziente, porsi come sempre più valida alternativa umana, rispetto ad altri modi meno attenti, per curare disagi che colpiscono sempre un organo, ma raramente lì nascono.
Tra l’altro io, come carattere, privilegio il rapporto personale: per esempio, per quanto buoni siano alcuni locali o affidabili alcuni esercizi commerciali, non li frequento se non ho con chi li gestisce un rapporto di umana simpatia che mi consenta quelle poche, cordiali parole in più che fanno la differenza tra la freddezza e il calore.
Questo tratto del mio modo di essere mi rende bene accetta ai pazienti, i quali sanno che chiamandomi – talvolta, duole dirlo, anche fuori orario – non avranno mai risposte secche, limitate a concisi monosillabi.
Indubbiamente fare la professione a tempo pieno e curare la segreteria a tempo altrettanto pieno, non sempre è facile: le richieste, le telefonate, le incombenze sono tante e a ciascuno va data una sensata risposta.
Mi sorregge la capacità di riuscire a trasformare il lavoro in un gioco divertente, in un’avventura entusiasmante; fare di un dovere e di un obbligo una libera scelta, e soprattutto far incontrare il verbo “lavorare” con il verbo “amare”.
Giovanna FIAMO
(mi firmo così perché così mi chiamano tutti e così mi sento anch’io)
Congresso FIAMO Firenze 2014
Tanta commozione e qualche applauso dopo una grande fatica (chiusura del 74° Congresso Mondiale LMHI, Sorrento, 2019).
Per affrontare certe dispute fra i soci bisogna essere adeguatamente attrezzati, pure con l’elmetto! (XV congresso FIAMO, L’Aquila, 2011 – visita ai Laboratori del Gran Sasso)
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