Enio Marelli
Medico Veterinario – Omeopata TORINO
Capo redattore veterinario de Il Medico Omeopata
Gruppo CA.RE.vet FIAMO
marellienio@gmail.com
XXII Congresso Fiamo 2026
L’Omeopatia come ponte tra veterinaria e medicina umana
Il futuro della salute è condiviso: l’Omeopatia veterinaria può salvaguardare l’equilibrio tra uomo, animali e ambiente. In un mondo in cui le nostre città si mescolano a campi e fattorie, la salute dei bambini, dei nostri animaletti e dei più deboli, non è più un tema solo domestico, ma un intreccio di pratiche veterinarie, alimentazione e ambiente. Ogni dose di antibiotico somministrata alle creature pelose non rimane confinata ai pascoli: essa lascia tracce nel latte, nella carne, nell’aria e nell’acqua, e con esse una pressione che altera il microbioma di tutti coloro che li consumano. Quando l’uso di antibiotici negli allevamenti si riduce, quella pressione diminuisce, e il risultato è una cascata di benefici che si riflette soprattutto sui più vulnerabili, i bambini, il cui respiro è meno esposto ai ceppi batterici che possono indurre antibiotico-resistenza.
LʼOmeopatia veterinaria oggi offre un approccio integrato in un’epoca in cui le malattie si muovono oltre i confini biologici e geografici, mettendo al centro la prevenzione, il benessere animale e la sostenibilità. Riducendo l’uso di antibiotici, favorendo la resilienza dell’ecosistema e proteggendo la salute di tutti gli animali, essa crea una rete di salute condivisa: un “One Health” vivo, in cui l’uomo, l’animale e l’ambiente non sono solo partner, ma co‑creatori di un futuro più equilibrato. Non si tratta solo di curare gli animali: si tratta di prevenire le malattie, di ridurre l’uso di sostanze chimiche e di tutelare gli ecosistemi che sostengono tutte le forme di vita. La situazione attuale prevede che si metta in atto una riduzione drastica dell’utilizzo degli antibiotici negli allevamenti di bovine adibite alla produzione di latte e carne e in tutti gli animali adibiti alla produzione di alimenti destinati all’uomo. Se diminuisce l’utilizzo dell’antibiotico a favore del trattamento omeopatico, significa che i prodotti di origine animale destinati al consumo umano, sono a minor rischio di contaminazione da parte di batteri resistenti.
È infatti evidente come i trattamenti omeopatici nell’allevamento, possano svolgere un’azione modulatrice del sistema immunitario, promuovendo una risposta agli agenti microbici più equilibrata. La riduzione dello stress apportata soprattutto dagli “incentivi statali” sul benessere animale, si riflette in un ambiente d’allevamento dove il tasso di cortisolo è più basso e pertanto migliore è la risposta alle infezioni. Ne consegue una popolazione microbica intestinale più ricca di famiglie e un microbiota più efficiente. A questo si associa una netta riduzione della emissione di residui farmacologici nell’ambiente. Quando gli animali ricevono meno antibiotici, la flora batterica che si evolve in loro subisce minore selezione di ceppi resistenti. Ciò si traduce in una riduzione dei batteri che finiscono nei prodotti di origine animale, nella contaminazione delle superfici del letame e nelle correnti d’aria che si spostano tra campi e comunità rurali.
I bambini, che spesso assorbono questi microrganismi attraverso il cibo o il contatto diretto con gli animali, vedono così diminuire la probabilità di colonizzazione con ceppi resistenti, specialmente di Streptococcus pneumoniae e Haemophilus influenzae, due tra i principali colpevoli di polmoniti e della predisposizione alle forme asmatiche nei più piccoli e non solo. Un microbioma più equilibrato è stato collegato a una minore incidenza di allergie, asma e altre condizioni respiratorie croniche. L’adozione dell’Omeopatia veterinaria come pratica preventiva e di supporto non è solo una scelta di cura, ma un investimento in un ecosistema equilibrato. Riducendo l’uso di antibiotici, migliorando il benessere animale e proteggendo l’ambiente, creiamo un circolo virtuoso: ogni componente – uomo, animale, ecosistema – sostiene gli altri, costruendo un futuro in cui la salute è condivisa e sostenibile.
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