Paolo Pifferi
Medico Chirurgo – Omeopata Rosignano di Solvay (LI)
Vicepresidente per l’Italia LMHI
paolopiff59@gmail.com
Un caso clinico di fascite eosinofila
trattato con la Medicina Omeopatica Classica Hahnemanniana
Lavoro presentato al XXII Congresso Nazionale FIAMO – Orvieto 20 – 22 marzo 2026
rielaborato dall’autore per la pubblicazione.
[DOI]: https://doi.org/10.69126/MO92-9 [CITE]
ABSTRACT
This paper describes the clinical case of a patient suffering from Eosinophilic Fasciitis. Through the application of Hahnemannian homeopathic methodology — based on identifying the simillimum through characteristic symptoms (§ 153 of the Organon) and miasmatic analysis — a complete and lasting remission of symptoms was achieved, alongside the normalization of blood parameters. The purpose of this study is to highlight the potential for successfully applying classical Hahnemannian homeopathy to pathologies that have not been fully resolved with conventional treatment. The results confirm that a holistic and individualized approach can restore homeostatic balance even in complex clinical conditions.
Keywords
Eosinophilic Fasciitis, Hahnemannian Homeopathy, Natrium muriaticum, Miasm, Organon, LM Potencies.
RIASSUNTO
Questo articolo descrive il caso di una paziente affetta da fascite eosinofila. Attraverso l’applicazione della metodologia omeopatica hahnemanniana — fondata sull’individuazione del simillimum tramite i sintomi caratteristici (§ 153 Organon) e l’analisi miasmatica — si è ottenuta una remissione completa e duratura della sintomatologia e la normalizzazione dei parametri ematochimici. Lo scopo di questo lavoro è evidenziare la possibilità di applicare con successo la Medicina omeopatica classica hahnemanniana in patologie non completamente risolte con trattamento convenzionale, confermando come l’approccio olistico e individualizzato permetta il recupero dell’equilibrio omeostatico anche in quadri clinici complessi.
Parole chiave
Fascite eosinofila, Omeopatia hahnemanniana, Natrium muriaticum, Miasma, Organon, Potenze LM.
RIASSUNTO
Questo articolo descrive il caso di una paziente affetta da fascite eosinofila. Attraverso l’applicazione della metodologia omeopatica hahnemanniana — fondata sull’individuazione del simillimum tramite i sintomi caratteristici (§ 153 Organon) e l’analisi miasmatica — si è ottenuta una remissione completa e duratura della sintomatologia e la normalizzazione dei parametri ematochimici. Lo scopo di questo lavoro è evidenziare la possibilità di applicare con successo la Medicina omeopatica classica hahnemanniana in patologie non completamente risolte con trattamento convenzionale, confermando come l’approccio olistico e individualizzato permetta il recupero dell’equilibrio omeostatico anche in quadri clinici complessi.
Parole chiave
Fascite eosinofila, Omeopatia hahnemanniana, Natrium muriaticum, Miasma, Organon, Potenze LM.
ABSTRACT
This paper describes the clinical case of a patient suffering from Eosinophilic Fasciitis. Through the application of Hahnemannian homeopathic methodology — based on identifying the simillimum through characteristic symptoms (§ 153 of the Organon) and miasmatic analysis — a complete and lasting remission of symptoms was achieved, alongside the normalization of blood parameters. The purpose of this study is to highlight the potential for successfully applying classical Hahnemannian homeopathy to pathologies that have not been fully resolved with conventional treatment. The results confirm that a holistic and individualized approach can restore homeostatic balance even in complex clinical conditions.
Keywords
Eosinophilic Fasciitis, Hahnemannian Homeopathy, Natrium muriaticum, Miasm, Organon, LM Potencies.
INTRODUZIONE
La fascite eosinofila (o sindrome di Shulman) è una rara malattia reumatica che rientra nel grande gruppo delle patologie reumatologiche autoimmuni, radunate sotto il termine generico di “connettiviti”. Provoca infiammazione e ispessimento doloroso delle fasce muscolari e della pelle, soprattutto agli arti, con sintomi simmetrici e progressivi; la pelle diventa dura e nodosa con un aspetto a “buccia d’arancia”. L’ispessimento dei tessuti e l’infiammazione provocano limitazione del movimento, oltre ad affaticamento, artrite, miosite e talvolta sindrome del tunnel carpale.
La diagnosi si basa sulla biopsia, che per essere attendibile deve includere la fascia profonda, dove si osserverà infiammazione con aumento degli eosinofili, associata a eosinofilia periferica.
La causa esatta è sconosciuta, anche se fattori ambientali, farmaci, traumi o sforzi fisici possono scatenarla.
IL CASO CLINICO
Adele (nome di fantasia) è una donna di 72 anni, pensionata ed ex parrucchiera, è coniugata e non ha figli. Già seguita in passato in ambito di Medicina Generale, è una forte fumatrice e ha subito un intervento per carcinoma mammario all’età di 42 anni.
20 gennaio 2021- prima visita
Fino a poche settimane prima, la paziente godeva di ottima salute e di una piena autonomia funzionale. Nonostante una costituzione magra, Adele mantiene un buon appetito e conduce una vita molto attiva: si occupa della gestione domestica e collabora intensamente ai lavori agricoli nell’azienda di famiglia (cura dell’orto, dei frutteti, degli oliveti e della vigna).
Adele è inoltre un’abile cuoca e, complici l’abbondanza degli ottimi prodotti della propria terra e gli ampi spazi della propria abitazione, si ritrova quotidianamente a preparare pasti per numerosi ospiti invitati dal marito, facendosi carico di ogni incombenza senza aiuti esterni. Il quadro descritto delinea la figura di una donna storicamente forte, dinamica e instancabile.
La paziente si presenta in studio lamentando la comparsa da alcune settimane di dolore e tumefazione agli avambracci e alle gambe. Esprime fin da subito la preferenza per un approccio terapeutico omeopatico, manifestando una certa resistenza all’uso di farmaci di sintesi.
Materiali e Metodi
L’iter diagnostico ha previsto la raccolta anamnestica dei sintomi, l’esame obiettivo e la successiva repertorizzazione, utilizzando il programma RadarOpus (versione 4.1).
All’esame obiettivo si riscontra una evidente “pastosità” associata a indurimento dei tessuti a livello di avambracci e gambe; le zone interessate risultano marcatamente dolorabili alla palpazione. Adele riferisce inoltre di fare gran fatica a sedersi, mentre migliora stando sdraiata sulla schiena.
I sintomi selezionati e repertorizzati (fig. 1) sono quelli di recente comparsa:
• Pelle: gonfiore
• Estremità – gonfiore idropico
• Estremità – gonfiore – arti inferiori – idropico
• Estremità – accorciati – muscoli e tendini (la paziente riferisce esattamente questa sensazione)
• Estremità – gonfiore – avambracci
• Generali – dolore bruciante
• Generali – freddo – applicazioni migliorano
• Generali – sedendosi aggrava
• Generali – sdraiandosi sulla schiena migliora
• Generali – caldo aggrava
• Generali – freddo – bagno, desiderio di un bagno freddo
• Stomaco – assenza di sete.
Prescrizione e primo follow-up
Sulla base dei risultati della repertorizzazione, viene selezionato il rimedio corrispondente alla maggior frequenza dei sintomi rilevati. Sebbene l’aspetto costituzionale possa talvolta risultare un criterio fuorviante, nel caso di Adele sembrava confermare l’orientamento terapeutico: si prescrive pertanto Pulsatilla 1 MK (un tubo dose in globuli).
Al primo contatto telefonico, pochi giorni dopo, Adele riferisce un graduale miglioramento della tumefazione e del dolore bruciante, che tuttavia non appare significativo quanto ci si sarebbe aspettato. Si decide, per il momento, di attendere senza prescrivere ulteriori rimedi, programmando un controllo dopo una settimana.
Visita di controllo (29 gennaio)
La paziente riferisce di non aver osservato ulteriori miglioramenti. Anche l’esame obiettivo conferma il quadro precedente: permangono infatti la tumefazione e la caratteristica “pastosità” dei tessuti a livello degli arti.
Si rivedono i sintomi (Fig. 2) e si aggiungono i seguenti alla precedente repertorizzazione:
• ESTREMITA’ – arti inferiori – dolore bruciante
• ESTREMITA’ – arti superiori – dolore bruciante
• ESTREMITA’ – arti inferiori – freddo migliora
• ESTREMITA’ – arti superiori – freddo migliora.
Questa repertorizzazione è tuttavia “sovrabbondante”, lontana dalla “sindrome minima di valore massimo”. L’analisi ci fornisce però qualche suggerimento attendibile, che ci porta a modificare la scelta iniziale in favore di Apis mellifica 3 LM, due gocce in acqua quotidianamente per la prima settimana, proseguendo successivamente a giorni alterni fino al controllo programmato dopo venti giorni. Si opta per le potenze LM con l’obiettivo di agire in profondità ed evitare possibili aggravamenti.
Evoluzione clinica e approfondimento diagnostico
Dopo venti giorni, la paziente presenta un netto miglioramento: si muove meglio e la tumefazione pastosa degli arti superiori e inferiori è in regressione. Si decide di proseguire la terapia con Apis 3 LM (due gocce a giorni alterni) fissando un nuovo incontro dopo altri venti giorni.
Tuttavia, in questo intervallo di tempo, su consiglio del medico di Medicina Generale e di alcuni conoscenti, Adele decide di sottoporsi a una consulenza presso un centro reumatologico universitario. Gli accertamenti eseguiti documentano una marcata monocitosi associata a eosinofilia. Sulla base dei referti e del quadro clinico, i reumatologi formulano la diagnosi di fascite eosinofila.
La paziente, dunque, il 5 maggio sospende Apis, si attiene alla prescrizione del centro di reumatologia (prednisone 25 mg/die, ciclosporina, colecalciferolo, omeprazolo) e si sottopone periodicamente ai controlli stabiliti dai colleghi reumatologi.
Nonostante l’aderenza alla terapia farmacologica, i sintomi non migliorano in modo significativo. Dopo alcuni mesi, i reumatologi decidono di aggiungere methotrexate, acido folico e aumentare il dosaggio del prednisone a 50 mg/die.
Per i due anni successivi, Adele mantiene con me un contatto telefonico per aggiornarmi sull’andamento degli esami e sulla terapia; in queste occasioni riferisce uno scarso beneficio a fronte di numerosi effetti collaterali.
Infine, nel luglio 2023 — a due anni e mezzo dal primo incontro — mi richiede una nuova visita per riprendere il percorso omeopatico.
Nuovo incontro – 10 luglio 2023
Non appena entra in studio, Adele mostra i segni inequivocabili di una prolungata terapia cortisonica: facies “a luna piena”, strie rubre, gonfiore diffuso. La tumefazione degli arti e la sintomatologia dolorosa risultano ridotte, ma persiste la sensazione soggettiva di “arti accorciati”. Il gonfiore attuale appare, con ogni probabilità, riconducibile agli effetti collaterali della terapia steroidea.
La terapia farmacologica in corso era invariata rispetto a quella già indicata, fatta eccezione per il prednisone, gradualmente ridotto a 2,5 mg/die.
Adele è esasperata, dice di non poterne più: si ribadisce però l’importanza di non sospendere i controlli specialistici né la terapia, almeno finché non si sarà consolidato un netto miglioramento col trattamento omeopatico.
Rivalutazione del caso
Si rende ora necessaria una revisione integrale del caso secondo la metodologia omeopatica hahnemanniana. La patologia non può più essere approcciata come un “evento acuto” (come probabilmente neppure nel 2021); ci troviamo di fronte a una paziente “cronicizzata” sia dalla patologia, sia dalla terapia farmacologica.
Avendo già una precisa diagnosi nosologica e i relativi sintomi patognomonici, dobbiamo individuare e valorizzare i sintomi mentali, generali e fisici caratteristici dell’individuo, e non solo della malattia, (Organon § 153). Il quadro così ottenuto si confronterà poi con le patogenesi sperimentali per selezionare il rimedio costituzionale individualizzato.
In questo procedimento, il Repertorio informatizzato funge da supporto rapido e abbastanza affidabile, come un buon suggeritore, ma resta la Materia Medica lo strumento indispensabile per confermare la scelta prescrittiva finale.
Adele è oggi profondamente diversa da come sembrava in precedenza. Se in passato appariva decisa, un po’ dura, chiacchierona e difficile da arginare, disponibile comunque a “sottomettersi” alle esigenze sociali del marito, ora il quadro è cambiato.
L’Adele odierna non ha più voglia di avere persone tra i piedi, tollera poco la compagnia, desidera starsene isolata e maschera la sua introversione con una loquacità che appare come una forma di difesa: probabilmente questa era la vera indole della paziente, anche se non va dimenticato che è sotto l’azione di farmaci molto impegnativi e di impatto sul sistema nervoso.
Sul piano fisico, la paziente riferisce ora un aumento della sete e dell’appetito, oltre a una persistente intolleranza al calore.
I sintomi selezionati in questa revisione del caso sono i seguenti:
• Pelle – gonfiore
• Estremità – gonfiore – arti inferiori – idropico
• Estremità – accorciati muscoli e tendini
• Generali – caldo – aggrava
• Mente – odio – odia le persone che lo hanno offeso
• Mente – compagnia – avversione a compagnia
• Mente – compagnia – avversione alla presenza di estranei
• Mente – tranquillo – desidera stare tranquillo
• Stomaco – appetito – aumentato
• Stomaco – sete- estrema.
Dalla repertorizzazione dei sintomi selezionati (Fig. 3) emerge Natrium muriaticum.
Leggiamo un sunto tratto dalla Materia Medica Pura di Allen che prende in considerazione i sintomi analizzati presenti nella descrizione di Natrium muriaticum:
ESTREMITÀ
• si lamenta di dolori reumatici alle braccia e alle gambe; i piedi e le caviglie sono particolarmente doloranti e rigidi;
• la tensione dolorosa, qua e là, nelle articolazioni, come se i tendini fossero troppo corti, o come se fosse stato picchiato, è diventata molto frequente;
• debolezza, pesantezza e cedimento delle braccia;
• contrazione spasmodica della parte superiore delle braccia;
• contrazioni muscolari nell’avambraccio, percepibili al tatto;
• sensazione di tensione nell’avambraccio;
• gonfiore degli arti inferiori, dalla metà della gamba in giù, con la sensazione che i piedi siano pieni di piombo, la sera;
• sensazione come se i tendini sotto le ginocchia fossero troppo corti;
• grande pesantezza alle gambe; sensazione di contusione quando si salgono le scale;
• distensione dolorosa dei muscoli posteriori della coscia sinistra, mentre si sta seduti tranquillamente;
• crampi notturni;
• tensione nei polpacci, mentre cammina, come se i muscoli fossero troppo corti;
• tensione negli arti inferiori, nei polpacci, fino alle ginocchia, solo mentre cammina, non mentre è seduto;
• dolore costrittivo simile a crampo nei polpacci, mentre cammina.
STOMACO
• aumento dell’appetito;
• sete; aumento della sete;
• sete costante;
• molta sete, al mattino al risveglio e anche durante tutto il giorno.
MENTE
• triste e depresso;
• depressione dello spirito;
• mente depressa, con fame;
• depresso e pieno di dolore;
• odio verso le persone che lo avevano insultato;
• si arrabbiava molto facilmente;
• di umore malinconico, ha preferito stare da sola per diversi giorni.
Forse questa era la vera Adele sin dall’inizio! Consideriamo, inoltre, che Apis è ritenuto l’acuto di Natrium muriaticum.
Si prescrive quindi Natrium muriaticum 4-6 LM Cure FG una capsula al giorno per 30 giorni, assumendo solo il contenuto in globuli della singola capsula, ricordando di seguire la numerazione delle capsule da 1 a 30.
Visita di controllo (7 agosto 2023)
A circa un mese dall’inizio del nuovo rimedio, si osserva già un’attenuazione della sintomatologia: riesce a muovere meglio le braccia e ha la possibilità di sollevare pesi più impegnativi rispetto al passato. All’esame obiettivo, la “pastosità” e l’edema degli avambracci appaiono in via di risoluzione. Il miglioramento è più lieve a livello degli arti inferiori: persiste la difficoltà nel discendere i gradini e sono comparsi crampi notturni.
Dal punto di vista mentale, la paziente è meno “arrabbiata” e meno disponibile a sottostare a costrizioni e imposizioni esterne, vuole essere più “libera”, opponendosi attivamente alle consuete richieste del marito, a cui chiede esplicitamente di non invitare troppe persone per cene, pranzi e ritrovi vari perché non ha voglia di dover sempre fare tutto da sola.
Questo cambiamento conferma l’efficacia del rimedio scelto, in accordo con quanto espresso da Hahnemann: «In tutte le malattie, tra i segni che mostrano un inizio di miglioramento o di aggravamento, il più certo e sicuro è lo stato d’animo e l’intero comportamento del paziente…» (Organon § 253).
Alla luce della risposta positiva e dell’assenza di aggravamenti, si decide di proseguire con la strategia impostata. Al termine della confezione di Natrium muriaticum 4-6 LM, si prescrive il passaggio alla scala di potenza successiva (7-9 LM). Per mantenere un’azione terapeutica profonda ed evitare aggravamenti, non verificatisi fino a questo momento, si conferma l’assunzione delle capsule numerate (incluse quelle placebo) a giorni alterni.
Visita di controllo (18 settembre 2023)
Il miglioramento di Adele appare consolidato e diffuso. Il sintomo del “bruciore” si è significativamente ridotto e la paziente è ora in grado di scendere le scale con discreta agilità. All’esame obiettivo, la tumefazione e la pastosità tissutale sono ormai ridotte ai minimi termini.
Nel frattempo Adele ha autonomamente deciso di ridurre le dosi di ciclosporina e di corticosteroidi: ad oggi la ciclosporina è sospesa e assume un dosaggio minimo di prednisone (2,5 mg/die): la sua decisione è motivata dall’efficacia della cura e dall’assenza di peggioramenti dopo la riduzione dei dosaggi.
Dal punto di vista clinico, è verosimile che il temuto effetto “rebound” (la riacutizzazione dei sintomi alla sospensione dei farmaci) non si sia verificato proprio grazie all’azione della somministrazione periodica e ripetuta di Natrium muriaticum. Pur non contestando la scelta della paziente, data la stabilità del quadro, rimarco l’importanza di concordare sempre le modifiche di terapia con il medico curante o l’omeopata di riferimento.
Prosegue quindi la terapia con Natrium muriaticum 7-9 LM secondo la prescrizione precedente.
Visite di controllo successive:
30 ottobre 2023
La paziente va ancora migliorando: sono del tutto scomparsi i crampi agli arti inferiori e non ha più la sensazione di “gonfiore diffuso”.
Vista l’ottima risposta a Natrium muriaticum 7-9 LM, si decide di stabilizzare il quadro passando alla potenza 12 LM per dare continuità all’azione del rimedio, 5 gocce in acqua, una volta a settimana per un ciclo di 10 settimane.
15 gennaio 2024
La paziente torna in studio dopo il controllo presso la reumatologia. Nonostante sia stata confermata la terapia con methotrexate, ciclosporina e steroidi, Adele ha sospeso già da tempo i farmaci, compreso anche l’ultimo residuo di prednisone per testare la tenuta del quadro clinico in assenza di supporto farmacologico.
Le condizioni generali sono buone, la mobilità è pienamente recuperata e la caratteristica pastosità degli arti, segno distintivo della patologia, è completamente scomparsa. Il successo del passaggio al trattamento individualizzato ha permesso non solo la risoluzione dei sintomi, ma anche il superamento della dipendenza iatrogena senza recidive.
In considerazione della stabilità ottenuta, si conferma la terapia di mantenimento con Natrium muriaticum 12 LM, 5 gocce in acqua una volta a settimana per ulteriori 10 settimane.
8 aprile 2024
Adele ha subito un intenso trauma emotivo per un incendio, appiccato dal marito per smaltire delle sterpaglie e poi sfuggito al controllo fino ai margini di una via ad alta densità di traffico: la sua reazione è stata forte stress e prostrazione.
In linea con le indicazioni metodologiche di Hahnemann sulle malattie croniche (§ 217), si rende necessario l’uso di un rimedio “intercorrente” per gestire l’impatto del trauma acuto che ha alterato l’equilibrio raggiunto: prescrivo Gelsemium MK, un tubo dose in globuli e sospendo temporaneamente la terapia di fondo con Natrium muriaticum, che viene ripresa 20 giorni dopo. Nonostante l’accaduto, non ci sono stati aggravamenti o ricomparsa di sintomi di malattia.
8 luglio 2024
La paziente sta assumendo solo la terapia omeopatica. Nell’ultimo controllo, il reumatologo ha raccomandato la prosecuzione della terapia farmacologica, dal momento che sta funzionando bene (sic!). Questa valutazione è una conferma diretta dell’efficacia del solo trattamento omeopatico, ulteriormente supportata dal fatto che i più recenti esami ematici documentano il rientro nella norma di tutti i parametri, inclusi gli indici di flogosi, confermando una completa remissione biologica della patologia.
Adele ha recuperato un’ottima energia vitale: non sussistendo più il rischio di aggravamenti significativi, si decide di agire ulteriormente in profondità e si opta per il passaggio dalle potenze LM alle CH, per ottenere un impatto più incisivo sulla radice della sofferenza della paziente: Natrium muriaticum 200 CH, un tubo dose in globuli (assunzione frazionata: solo la quantità contenuta nel tappino dosatore).
30 settembre 2024
Al controllo successivo, Adele riferisce un periodo di benessere generale, interrotto solo negli ultimi giorni dalla ricomparsa di una lieve rigidità agli arti. Non si riscontrano altri sintomi né segni di riacutizzazione della “pastosità” tissutale.
Per rispondere a questo leggero segnale di stasi senza indurre reazioni eccessive, si decide di somministrare alcuni globuli di Natrium muriaticum 200 CH previa diluizione in acqua e successiva dinamizzazione (almeno 10 succussioni), per modularne l’energia e adattarla allo stato attuale della paziente. Un paio di telefonate mi confermano la stabilità del quadro clinico e il mantenimento di un ottimo stato di salute: programmiamo la prossima visita a distanza di alcuni mesi.
20 gennaio 2025
Adele è in ottima salute, ha recuperato la piena funzionalità motoria, riesce a salire e scendere le scale e a sollevare pesi senza alcuna difficoltà, l’umore è buono, non è più arrabbiata e parla pacatamente, senza urgenza.
Si suggerisce di gestire in autonomia le successive assunzioni del farmaco: Natrium muriaticum 200 CH sarà da ripetere solo alla ricomparsa di lievi accenni sintomatici, 10 globuli in acqua, dinamizzando la soluzione con un numero di succussioni crescente a ogni somministrazione, per adattare lo stimolo al livello energetico del momento. Viene comunque fissato un programma di monitoraggio clinico semestrale.
A luglio la paziente è ancora in buona salute, si muove molto bene, gli esami ematochimici sono buoni. All’ultimo controllo lo specialista reumatologo ha deciso di sospendere methotrexate e ciclosporina, mantenendo solo 2,5 mg. di prednisone (molto tempo dopo che la paziente aveva già sospeso in autonomia, e con successo, l’intero protocollo allopatico). Non è stato necessario ripetere alcuna somministrazione del rimedio omeopatico fino al dicembre successivo, quando la comparsa di sintomi minimi e sfumati hanno indotto Adele ad assumerne qualche globulo in acqua, più per paura della ricaduta che per necessità.
RISULTATI
A febbraio 2026 Adele sta bene, non ha avuto più necessità di assumere Natrium muriaticum, è in buona salute, ha ripreso una normale vita, riesce a fare tutto senza particolari problemi o limitazioni: si farà sentire in caso di ricomparsa di qualche sintomo, ma la rivedrò comunque a fine maggio.
A tutt’oggi il caso sta procedendo in maniera positiva.
Si tratta, ovviamente, di una patologia complessa, che dovrà ancora essere seguita nel tempo, valutando eventuali variazioni, aggravamenti e la necessità di rivedere eventuali sintomi che dovessero comparire.
DISCUSSIONE
I dati presenti in letteratura sulla fascite eosinofila sono purtroppo esigui; il trattamento convenzionale, basato su una massiccia somministrazione di immunosoppressori e cortisonici, offre risultati non sempre definitivi con effetti iatrogeni certi.
Dall’analisi di questo percorso terapeutico emergono alcune riflessioni fondamentali:
• il caso ha imboccato la via di una guarigione reale solo quando è stata applicata la vera metodologia clinica hahnemanniana (Organon, §§ 82-104), ponendo al centro la presa del caso e non la semplice etichetta nosologica;
• è stato fondamentale valorizzare i sintomi rari, peculiari e caratteristici della paziente Adele, piuttosto che appiattirsi sui sintomi comuni della sua malattia (Organon, § 153);
• dobbiamo ricordare che l’obiettivo dell’Omeopatia non è la mera soppressione di un sintomo — risultato che la Medicina convenzionale può ottenere facilmente, senza però migliorare la condizione generale psico-fisica o la suscettibilità del malato. Il paragrafo 5 dell’Organon, confermato dai più illustri maestri in due secoli di clinica, ci indica di affrontare la condizione miasmatica della paziente. Per impostare una cura efficace, il medico deve raccogliere tutto ciò che riguarda la causa eccitante o occasionale (tipica della malattia acuta) e i momenti cruciali della storia clinica del malato cronico. Come scrive Hahnemann, scoprire la “causa fondamentale” (il miasma cronico) è ciò che realmente pone il medico in condizione di curare;
• la direzione della guarigione ha ricalcato fedelmente quanto riportato nel paragrafo 224 delle Malattie Croniche: gli ultimi sintomi comparsi in una malattia cronica lasciata a sé stessa, dunque non aggravata dal trattamento allopatico inadatto, sono stati i primi a cedere, mentre quelli più antichi e costanti sono stati gli ultimi a sparire. Non si può, infatti, assecondare la fretta del paziente che vorrebbe veder soppresso per primo il sintomo che gli arreca più disagio, ignorando le leggi biologiche della guarigione.
In sintesi, la terapia prescritta secondo i criteri indicati da Hahnemann si è dimostrata ad oggi pienamente efficace: i sintomi di Adele, trovando una perfetta corrispondenza con quelli sperimentali del rimedio, sono stati risolti dalla somministrazione del medicinale omeopatico. Si è così realizzato l’ideale di: “ristabilire la salute in maniera rapida, dolce e duratura; ovvero togliere e distruggere tutta la malattia per la via più breve, più sicura e di minor pregiudizio, basandosi su principi di facile comprensione” (Organon, § 2).
CONCLUSIONI
Questo caso clinico conferma i dettami della definizione di Omeopatia secondo la LMHI (Liga Medicorum Homoeopathica Internationalis), definizione fondata sui paragrafi dell’Organon: “L’Omeopatia è un metodo di pratica medica che mira a migliorare il livello di salute di un organismo attraverso la somministrazione di medicinali sperimentati, potentizzati e selezionati individualmente secondo la Legge di Similitudine”.
L’approccio olistico, che considera il paziente nella sua totalità (fisica, mentale ed emozionale), consente di stimolare i meccanismi di auto-guarigione e ridurre il carico miasmatico, sia ereditato che acquisito.
BIBLIOGRAFIA
1. T.F. Allen. The Encyclopedia of Pure Materia Medica. B Jain Publishers Pvt Ltd, 2011
2. C. F. Samuel Hahnemann: Organon dell’arte di guarire (edizioni 6a) S.I.M.O.H.
3. C. F. Samuel Hahnemann: Malattie croniche: loro vera origine e cura omeopatica; De Ferrari Editore, 1999
4. LMHI-ECH: Standard formativi per le scuole aderenti – 2012, pag.5
Lunedì mattina repertorizzo i sintomi ed emerge l’indicazione per Staphysagria. La paziente ha in casa il rimedio che ha usato in passato per operazioni dentarie, pertanto può utilizzarlo subito.
Alle 9.30 del lunedì quindi le rispondo prescrivendole l’assunzione di Staphysagria XMK 3 gocce per tre volte ravvicinate, ogni 10 minuti, poi nel pomeriggio e alla sera altre 3 gocce, osservando la reazione. Le consiglio anche di programmare una valutazione osteopatica per valutare un eventuale squilibrio posturale da rimettere a posto.
Alle ore 13,53 mi arriva un altro messaggio:
Non ci credo Dott.ssa! Grazie. Mille volte grazie! Guardi che era forte il dolore alla schiena, non ho dormito tutta notte. Dopo le tre assunzioni riavvicinate è già diminuito dell’80%! Adesso è un dolore minimo! Solo il ginocchio è uguale, ma lo scorso anno avevo fatto una lastra che evidenziava un inizio di artrosi. Ho scoperto un osteopata nella mia via e ho già preso un appuntamento nel pomeriggio. Grazie di cuore.
Il giorno dopo, martedì, mi scrive:
La disturbo ancora Dott.ssa, continuo ad avere dolori sparsi. Ieri dopo le tre assunzioni il dolore era minimo. Nel pomeriggio ho avuto una seduta con l’osteopata: mi ha trovato sbilanciata, mi ha fatto il trattamento, e dopo ho sentito anche io di avere una postura diversa. Mi ha avvisato che per qualche giorno avrei potuto avere dolori, infatti dopo un’oretta dal trattamento non mi muovevo dal dolore alla schiena. Ho assunto di nuovo Staphysagria ed è diminuito. Il dolore al ginocchio è molto lieve, ma stanotte ho avuto un forte mal di collo. Stamattina sono anche andata dal dentista per sistemare la dentiera e a guidare il dolore alla schiena era forte. Adesso ho dolore alla schiena, mal di collo se mi giro a sinistra e mi è venuto anche un mal di testa abbastanza diffuso, nella zona dietro, alla nuca e agli occhi. Dall’osteopata devo tornare tra 15 giorni. Posso riprendere Staphysagria per questi dolori e come? O altro? Grazie. Buona giornata.
Le consiglio di ripetere l’assunzione del rimedio con le stesse modalità del giorno prima.
Dopo una decina di giorni mi ragguaglia:
Buongiorno Dott.ssa. Volevo aggiornarla. Dall’altro ieri il mal di schiena è diminuito tantissimo. A volte non mi fa più male e, quando c’è, è veramente lieve. Incrocio le dita, perché non ho mai avuto mal di schiena così forte. È rimasto solo il dolore al ginocchio, ma anche questo è diminuito, anche se è ancora fastidioso. Il rimedio di base, Silicea, non lo sto più prendendo da un po’. Staphysagria, oltre ad aver lavorato sulla schiena, mi dà anche pure molta calma, anche emotiva, e questo per me che sono sempre ansiosa è molto importante. Come posso continuare la cura?
Le consiglio di proseguire con Staphysagria XMK in gocce 2 volte al giorno.
Dopo meno di una settimana mi scrive:
Passato completamente il dolore alla schiena da un po’ di giorni. Prendevo Staphysagria solo una volta al giorno e non ho più messo la pomata di arnica da quando è passato. Ma due ore fa il dolore è tornato, sempre pungente, questa volta a destra. Il dolore al ginocchio c’è sempre, ma lieve. Torno a prendere Staphysagria più volte al giorno? L’ osteopata mi vede la settimana prossima. Da qualche giorno è tornata anche l’acidità di stomaco che non avevo più da mesi e ieri ho preso Lycopodium che mi aveva dato tempo fa…
Le confermo di tornare a intensificare le assunzioni di Staphysagria e di non assumere per il momento Lycopodium.
Sei giorni dopo mi scrive:
Buongiorno Dottoressa. Non ho più mal di schiena da diversi giorni, è passato completamente, il ginocchio diminuito tantissimo il dolore. Alle 14 ho l’osteopata. Dormo bene e sto bene, anche lo stomaco va meglio. Staphysagria l‘ho preso fino a ieri. Lo sento tantissimo per tutto. È come una coccola. Lo posso continuare a prendere così?
Le consiglio di proseguire con un’assunzione al giorno.
Non sento la paziente per un lungo periodo, durante il quale, come consueto, si autogestisce assumendo al bisogno il suo rimedio di fondo, Serinus canaria.
La Tavola Periodica e i Regni
Lo studio dei rimedi tenendo come schema di riferimento la Tavola Periodica degli Elementi mi ha aperto delle prospettive importanti.
Fin dall’inizio dello studio dell’Omeopatia ho sentito parlare dai miei maestri delle relazioni fra i diversi rimedi. Per esempio Guido Granata diceva: “i rimedi omeopatici devono essere considerati come archetipi simbolici, aree energetiche universali con cui si dovranno confrontare le aree energetiche individuali per riscontrare l’analogia sulla quale si deve impostare la terapia. Ma i rimedi non vanno considerati come cattedrali nel deserto, hanno rapporti di vicinanza e complementarietà, di antidotismo e inimicizia”. E in base a questo costruiva dei grafici partendo da diverse prospettive, ad esempio il Miasma predominante, oppure un sintomo o una condizione morbosa complessa. Da Marcelo Candegabe poi ho imparato che ci sono pazienti che hanno un tipo di costituzione per cui reagiranno sempre a un unico rimedio, ma molti altri avranno bisogno nel corso della vita di prescrizioni diverse. Ovviamente Mangialavori e Scholten hanno arricchito nel corso degli anni le mie conoscenze riguardo alle famiglie e alla Tavola Periodica, ma direi che un contributo per me particolarmente importante è venuto dai seminari che i Joshi hanno tenuto a Torino e che io ho seguito dal 2014.
Secondo l’approccio dei Joshi, ogni riga della Tavola Periodica non descrive solo elementi chimici, ma rappresenta una specifica tappa evolutiva che attraversa trasversalmente tutti i regni: minerale, vegetale e animale.
⋅ Il Regno Minerale rappresenta la struttura portante dell’individuo. Il nucleo tematico è rivolto al completamento di sé e allo scopo della vita. Il paziente che necessita di un minerale vive nel dualismo tra capacità e incapacità: il tema centrale è possedere o meno gli strumenti per costruire la propria identità o il proprio ruolo.
⋅ Il Regno Vegetale introduce la dimensione della sensibilità. Qui l’individuo non è focalizzato sulla struttura, ma sulla reattività agli stimoli esterni. Come le piante, che non possono fuggire e devono adattarsi all’ambiente, il paziente sperimenta sensazioni intense e risponde immediatamente a ogni sollecitazione. La parola chiave non è “capacità”, ma sensazione.
⋅ Il Regno Animale, infine, integra la struttura minerale e la sensibilità vegetale, aggiungendo però la dimensione del conflitto. Oltre a percepire lo stimolo, l’individuo animale vive una dinamica di competizione, sopravvivenza e confronto con l’altro. Non è solo una questione di sentire o di fare, ma di sopravvivere in un contesto di interazione e dualismo. Per esempio, è tipico del rimedio animale l’uso dell’avverbio deliberatamente: questo rivela la sensazione profonda di essere oggetto di un’aggressione mirata che viene dall’esterno: l’altro non è solo un ostacolo, ma un predatore o un avversario che cerca attivamente di esercitare forme di controllo o dominio.
La Terza Riga: la Serie del Silicio
La Terza Riga della Tavola Periodica, cioè la cosiddetta Serie del Silicio (che comprende elementi come i Natrum, le Magnesie, Alumina e Silicea), è focalizzata sul tema della costruzione dell’identità e delle relazioni primarie. In questa fase evolutiva, l’individuo inizia a definirsi come entità separata, dotata di una sua dignità, ma ancora fortemente dipendente dal nutrimento e dall’accudimento e sensibile alla trascuratezza.
⋅ La dinamica dell’identità: il paziente Silicea si misura costantemente con il mondo esterno per affermare sé stesso. Questo conflitto si riflette spesso nel linguaggio attraverso l’uso della parola “bambino” (usata per negazione o affermazione: “non sono più un bambino”) e dell’aggettivo possessivo “mio” (“le mie scelte”, “le mie opinioni”), segnali del tentativo di delimitare il proprio spazio vitale.
⋅ Nutrimento e Affetti: il nucleo centrale è lo scambio affettivo: il bisogno di dare e ricevere amore, apprezzamento, cura, cibo. Quando questo equilibrio si spezza, emerge il sentimento dell’orfano o del trascurato (“neglected”), tipico ad esempio delle Magnesie, dove il senso di abbandono si traduce in una ricerca incessante di nutrimento (fisico ed emotivo).
Fra gli animali che possono essere riferiti alla Terza Riga troviamo piccoli animali da preda, mammiferi o uccelli che vivono in gruppi sociali ristretti, per i quali il gruppo è la sola garanzia di sopravvivenza.
⋅ Il conflitto del gruppo – l’animale della terza serie vive una tensione costante: ha bisogno della protezione del branco, ma questo lo porta spesso a sopprimere la propria identità per non creare conflitti.
⋅ Dipendenza e Sfruttamento – questa dipendenza può sfociare in dinamiche di sottomissione o abuso. Il paziente può sentirsi sfruttato proprio perché non può permettersi di perdere il legame con il gruppo. Il suo grido silenzioso è la ricerca di uno spazio individuale all’interno di una struttura collettiva da cui non può prescindere.
La Terza Riga e Serinus canaria
Serinus canaria, il canarino, nella mappa dei Joshi, si colloca nella serie del silicio, a cui ovviamente appartiene Silicea; anche le ranuncolacee, a cui appartiene Staphysagria, hanno una prevalenza di temi che rientrano nella terza serie.
Come molti rimedi derivati dagli uccelli, il nucleo centrale riguarda il contrasto tra libertà e prigionia. Nello specifico del canarino, essendo un uccello che vive quasi esclusivamente in cattività, i temi dominanti sono:
⋅ la “gabbia dorata” – sentirsi protetti ma prigionieri; il conflitto tra il desiderio di volare via e il bisogno di sicurezza domestica;
⋅ l’espressione vocale – grande importanza data alla voce, al canto, alla comunicazione, ma anche alla gola e alla laringe;
⋅ iperattività, ansia, agitazione psicomotoria – non riesce a stare fermo; fisicamente e intellettualmente;
⋅ tristezza “chiusa” – la malinconia di chi si sente in trappola ma non ha la forza di ribellarsi (la prigionia accettata); subisce spesso dinamiche di potere esterno e sottomissione.
Follow up del caso e conclusioni
In questa paziente i rimedi che si sono rivelati utili nelle diverse situazioni e fasi della sua vita, sia minerali, che vegetali e animali, rientrano in quest’area sopra illustrata e ritrovare questa coerenza mi sembra un elemento importante.
Per esempio, oltre a Serinus canaria come rimedio di fondo, la paziente ha risposto bene a Staphysagria per le problematiche appena descritte, così come ha risposto a Silicea, sempre appartenente alla Terza Riga della Tavola Periodica, in altri momenti della sua vita, per esempio per problemi odontoiatrici.
La paziente recentemente mi ha scritto:
Sa che sto sempre meglio? È un benessere che arriva piano ma è continuo. Lo vedo soprattutto nelle relazioni con gli altri, anche con gli amici. Non devo più sforzarmi di piacere per essere accettata e avere il riscontro di “andare bene così”.
Senza raccontarle i fatti accaduti, si racchiude il tutto con il sentire che vado bene come sono, non devo più dimostrare niente né a me né agli altri. E vanno bene anche gli altri. So che questo è banale e scontato, ma per me prima non era così, era tutto molto compulsivo per nascondere o tenere e invece adesso avviene con molta morbidezza.
Sta piano piano andando via la compulsività in quello che faccio e che sento. Non ho più picchi di ansia forte né paure o euforia eccessiva.
Sento a volte un po’ di malinconia e tristezza, ma sono sentimenti delicati e che quasi mi piacciono, oppure una serenità quieta, anche questa quasi malinconica.
E ancora:
Va sempre meglio. Serinus è un portento, lo sento come se fosse il mio rimedio dell’anima!
Come le avevo detto, in presenza di caratteri forti e dominanti nella sfera affettiva, io mi annullo completamente, è come se smettessi di esistere e fossi completamente una loro preda.
Con Serinus lo vedo, riesco a prenderne le distanze e a mettere i miei paletti. Mi sta facendo fare dei clic, dei passaggi, ho più consapevolezza. Lo prendo 3 giorni di fila diluito come mi ha detto lei. Mi fermo di solito 4/5 giorni, poi però lo devo rirendere perché mi ritorna alla sera il respiro affannoso o entro un po’ in depressione, e mi passa poi con Serinus.
Forse dico una sciocchezza, ma è come se, eliminando poco per volta un nodo vecchio, si aprisse uno spazio e allora sento un vuoto profondo: se riprendo Serinus, mi ridà carica e un respiro più ampio, sto subito bene.
Per concludere, credo che ogni paziente possa aver bisogno in determinate fasi della sua vita di rimedi che corrispondono al vissuto di quel momento, ma ci vuole una coerenza, perché c’è un nucleo profondo di ciascuno che non cambia. E proprio in questi giorni ho letto che Platone, nel dialogo giovanile Carmide, riporta che Socrate affermò: “Noi esseri umani siamo un intero e non è possibile curare una parte senza curare il tutto cui appartiene. Come non bisogna cercare di guarire gli occhi senza la testa o la testa senza il corpo, così non si deve pensare di poter curare il corpo senza l’anima.”.
BIBLIOGRAFIA
1. T.F. Allen. The Encyclopedia of Pure Materia Medica. B Jain Publishers Pvt Ltd, 2011
2. C. F. Samuel Hahnemann: Organon dell’arte di guarire (edizioni 6a) S.I.M.O.H.
3. C. F. Samuel Hahnemann: Malattie croniche: loro vera origine e cura omeopatica; De Ferrari Editore, 1999
4. LMHI-ECH: Standard formativi per le scuole aderenti – 2012, pag.5
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