Vita di un Medico Omeopata: Pietro Federico

Pietro Federico Medico Chirurgo – Omeopata  ROMA

Vita di un Medico Omeopata:

Pietro Federico

Il Destino mi ha fatto diventare Medico Omeopata!

Vorrei rivolgere, dalle pagine de Il Medico Omeopata, l’invito a tutti gli Omeopati a ritrovare l’originalità del pensiero di Hahnemann e a non inseguire facili e poco proficue interpretazioni di omeopatie ibride che hanno breve vita.

Il destino mi ha fatto diventare medico omeopata.

A 22 anni ero iscritto al terzo anno di Medicina e un giorno, passeggiando per Piazza Navona, ho incontrato un amico collega al quale ho chiesto come mai si trovasse nella piazza. Stava accompagnando a visita medica la zia malata di una grave insufficienza renale presso l’ambulatorio di un medico stregone. La cosa ha suscitato in me un misto tra ilarità e interesse e quindi ho deciso di accompagnarlo dal medico stregone, il quale stava tenendo una lezione di Medicina in una biblioteca al primo piano di uno dei palazzi che affacciano sulla Fontana dei Quattro Fiumi del Bernini. Alla lezione assistevano soltanto cinque persone. Al termine della lezione, con fare un po’ provocatorio, ho detto al medico stregone che se avesse voluto un altro allievo, avrebbe dovuto curare la cefalea cronica che mi perseguitava da vari anni e che non ero riuscito a curare nonostante i consigli di mio padre medico e la continua assunzione di medicinali che trovavo nel suo armadietto. La riposta del medico stregone fu immediata: Caro collega, venga domani mattina e vedrò di aiutarla.

Il mattino dopo fui visitato dal medico stregone, il famoso Professore Antonio Negro, un luminare della Medicina Omeopatica e allievo di Nicola Pende, illustre endocrinologo costituzionalista. Dopo venti minuti di una strana visita, mi prescrisse una dose globuli di Natrum muriaticum 200CH.

Dopo averla assunta, nel giro di quindici giorni la cefalea scomparve e, per essere coerente con l’impegno preso, mi iscrissi al Corso triennale tenuto appunto dal Professor Antonio Negro presso l’Accademia Italiana di Medicina Omeopatica. Seguii assiduamente le lezioni serali partecipando con grande interesse ed entusiasmo, nonché le lezioni alla Facoltà di Medicina. Nel giro di tre anni riuscii a ottenere il Diploma di medico omeopata e, dopo la Laurea in Medicina e l’Abilitazione all’esercizio della professione, iniziai a frequentare l’ambulatorio omeopatico dove, grazie anche alla assidua presenza, dedizione e disposizione all’Omeopatia, diventai uno dei medici più stimati da Antonio Negro. La qual cosa mi gratificò e incoraggiò moltissimo e lentamente, ma inesorabilmente, compresi che il mio futuro professionale era essere un Omeopata.

L’Ambulatorio e l’Accademia Omeopatica di Piazza Navona erano la sede di una grande e proficua attività clinica e didattica: dal mattino alla sera erano presenti pazienti visitati magistralmente dal Professore Negro, ai quali non mancava la collaborazione degli studenti del Corso triennale che stilavano le cartelle cliniche e avevano la possibilità di presenziare alla visita magistrale di Antonio Negro. Assistendo insieme ad altri giovani medici e studenti alle visite del Professore, ebbi l’occasione di apprendere la clinica e la terapia omeopatica. L’insegnamento ricevuto è stato fondamentale e successivamente iniziai a svolgere, con serenità e sicurezza, l’attività di Omeopata. Il ruolo di assistente di Antonio Negro mi diede la possibilità di seguire molti casi da lui curati e guariti. Queste guarigioni furono di grande importanza per la mia formazione futura perché mi diedero la certezza che la Medicina omeopatica è in grado di curare i malati, anche i più gravi, applicando nella terapia quello che Antonio Negro ripeteva continuamente: lo studio della biotipologia umana, la conoscenza della Materia Medica e la padronanza della tecnica di prescrizione. In poco tempo diventai uno dei medici dell’ambulatorio di Piazza Navona più ricercato dai pazienti, perché tutti mi conoscevano come il più fedele allievo di Antonio Negro. Con lui avevo instaurato un rapporto di profonda collaborazione, direi quasi di amore filiale. Nel frattempo avevo continuato la carriera universitaria presso l’Istituto di Patologia Medica, diventando anche medico di guardia e medico esercitatore e successivamente svolsi il tirocinio presso l’Ospedale San Giacomo diretto dall’illustre epatologo Mario Sposito. Nell’ospedale seguii i pazienti e, a detta di molti, ero sempre il preferito perché ero capace di comprendere le loro sofferenze. Nella cartella clinica riuscivo a inserire puntualmente la storia di quello che avevano patito nella vita, rendendomi conto sin da allora che questa capacità di scrivere le loro sofferenze era una delle grandi eredità ricevute dall’insegnamento di Antonio Negro.

Mentre continuavo a frequentare l’Accademia, improvvisamente Antonio Negro mi comunicò che ero in grado di tenere le lezioni di Medicina omeopatica, nominandomi Segretario della Accademia e della Scuola e quindi iniziai con soddisfazione a insegnare l’Omeopatia a un buon numero di medici tra i quali erano presenti anche alcuni dei più rinomati Soci della FIAMO. Con il trascorrere del tempo, il numero degli iscritti ai Corsi aumentava come anche l’impegno di assistente nell’Ambulatorio svolgendo l’attività di Omeopata e di medico allopatico, in quanto seguivo anche la clinica ambulatoriale del reparto di Patologia Medica. Dopo pochi mesi, di nuovo all’improvviso, Antonio Negro mi comunicò che avrei dovuto prendere una decisione: l’Omeopatia o l’Allopatia. Il motivo era che la Responsabile dell’Ambulatorio Omeopatico di Ostia era malata e avrei dovuto sostituirla. La cosa mi lusingò e non posso negare che mi procurò anche molta preoccupazione – e qui le cose si complicarono sul piano dell’autostima – perché mio padre, Primario medico ospedaliero, era stato sempre molto contrario alla mia scelta omeopatica criticando aspramente sia l’attività di Antonio Negro, sia la mia continua frequentazione di Piazza Navona, considerandomi un povero illuso perché infatuato di una Medicina non scientifica. Nonostante questa situazione conflittuale vissuta in famiglia e nonostante l’oggettiva difficoltà che mi si prospettava con l’assunzione di responsabilità nella gestione, da solo, dell’Ambulatorio, accettai l’incarico.

Dopo poche settimane mi trovai di fronte a un caso molto complesso che ha rappresentato il punto cruciale e definitivo della mia carriera omeopatica. Si trattava del caso di una ragazza affetta da una grave forma di asma cronico che non era migliorato con la terapia allopatica. Lo affrontai e lo volli assolutamente risolvere per il bene della paziente e per avere la sicurezza che la decisione presa a favore dell’Omeopatia nella mia vita non era stata un errore. Ebbene, dopo quindici giorni di terapia omeopatica durante i quali mi trovai di fronte a crisi asmatiche con cianosi periferiche, arrivò la risoluzione e la guarigione, con meraviglia mia e dei genitori, di una delle crisi più gravi che si erano presentate. L’esito favorevole fu conseguito con Lycopodium 30CH e 200 CH.

È importante a questo punto spiegare come giunsi alla prescrizione di Lycopodium e quali fatti e quali circostanze mi portarono a superare positivamente il momento tanto critico in cui si trovava la paziente. Era arrivato a Roma dall’Argentina, per partecipare al Congresso organizzato dall’Accademia, il dottore Tommaso Paschero, illustre Omeopata di Buenos Aires, che aveva presentato, nei giorni che precedevano il congresso, l’uso del Repertorio di Kent documentando anche l’importanza della conoscenza dei sintomi mentali nell’individuazione della vera malattia e del simillimum omeopatico.  Iniziai a fare una sintesi molto utile e pratica tra quello che mi aveva insegnato Antonio Negro con quello che stavo apprendendo da Paschero, applicandola, nella stesura della cartella clinica e nell’uso del Repertorio, al grave caso di asma cronico della giovane paziente. In quella occasione imparai cosa significa e come si realizza una vera guarigione grazie all’identificazione della personalità del malato e al colloquio profondo e intimo con il paziente per comprendere le sue dinamiche esistenziali che in ultimo trovano riscontro nella comparazione con le patogenesi dei medicinali omeopatici. 

Nel frattempo avevo avuto anche l’opportunità di incontrare la dottoressa Alma Rodriguez di Napoli la quale, facendo tesoro della preparazione ricevuta in Venezuela dall’Omeopata Dr. Kelber di Caracas, aveva fondato il Centro di Medicina Omeopatica Napoletano “Tommaso Cigliano” presso il quale lo stesso Antonio Negro teneva lezioni e visitava pazienti. Antonio Negro mi invitò a seguirlo anche a Napoli. Mi trovai così in una condizione molto vantaggiosa, che altri miei colleghi non hanno avuto, di poter seguire l’attività didattica dell’Accademia omeopatica di Piazza Navona, dirigere l’Ambulatorio di Ostia e accompagnare Antonio Negro a Napoli a insegnare e praticare la Medicina omeopatica. Nel frattempo venni a conoscenza dell’esistenza della Liga Medicorum Homeopathica Internationalis (LMHI) e partecipai per la prima volta a un Congresso internazionale in Germania dove ebbi l’opportunità di scoprire il mondo omeopatico oltre confine e i più autorevoli Omeopati del tempo. Diventai Membro della LMHI e accompagnai Antonio Negro, che era il Vicepresidente per l’Italia, a tutti i Congressi, presenziando ai Consigli Internazionali dove venivano discusse le questioni più importanti per lo sviluppo dell’Omeopatia. Quando Antonio Negro decise di lasciare questa carica, al suo posto, dopo alcuni anni, venni nominato Vicepresidente e rimasi in carica per due mandati. Avendo assunto per un anno anche l’incarico di Segretario per la Formazione, mi impegnai affinché l’LMHI diventasse il propulsore dell’Omeopatia classica hahnemanniana.

A Napoli intanto Alma Rodriguez, Antonio Negro e Tommaso Paschero, uniti anche a un altro grande omeopata, il dottor Proceso Sanchez Ortega del Messico, avevano fondato la LUIMO e frequentando il Centro Napoletano e la LUIMO ebbi l’opportunità, molto importante, di conoscere Ortega che rappresentò l’occasione di un’ulteriore profonda formazione omeopatica. Egli praticava e insegnava la Medicina omeopatica unicista dando grande importanza alla geniale interpretazione delle cause delle malattie di Hahnemann, ovvero ai Miasmi. Rimasi molto colpito da Ortega e seguii, per alcuni anni, la sua attività di medico e di insegnante a Città del Messico e successivamente presso l’ambulatorio omeopatico della sua città natale Tulancingo. L’esperienza presso quell’ambulatorio omeopatico rappresentò una delle tappe fondamentali della mia carriera omeopatica. La scuola Homeopatia de Mexico e l’Ambulatorio erano frequentati da medici provenienti da tutto il mondo: belgi, spagnoli, tedeschi, indiani, greci, austriaci, francesi. Ciascuno di noi, sotto le direttive di Ortega, aveva la possibilità di visitare e curare i malati nell’ambulatorio, che era un dispensario gratuito. A questo ambulatorio afferivano pazienti da villaggi e città lontane, con gravi malattie. Ebbene: l’esperienza che vissi lì fu fondamentale! Riuscii, sotto il vigile controllo di Ortega, a curare casi di malattie che in Italia il medico omeopata non poteva assolutamente affrontare per motivi deontologici e legali, mentre invece in Messico, dove la Medicina omeopatica era riconosciuta ufficialmente dal Governo, il medico omeopata era considerato e tutelato deontologicamente alla pari del medico allopatico e poteva svolgere la professione di Omeopata in alternativa alla Medicina allopatica con rispetto e dignità.

Ortega è stato un maestro dell’Omeopatia, di straordinaria cultura umanista e di strepitosa valitudine clinica, sostenitore e prescrittore con ottimi risultati delle potenze LM. Da lui ho appreso la metodologia diagnostica terapeutica basata sull’applicazione clinica della Teoria dei Miasmi e sull’uso delle LM. Durante la frequentazione dell’Ambulatorio, assistei a guarigioni sorprendenti che mi diedero una grande sicurezza dell’efficacia della terapia omeopatica basata sullo studio approfondito dell’Organon e delle Malattie Croniche di Hahnemann, sull’uso del Repertorio e soprattutto sulla tecnica di prescrizione delle LM e sul follow up omeopatico. Grazie a tutto quello che avevo imparato da Antonio Negro, da Alma Rodriguez, da Tommaso Paschero e da Proceso Ortega ho potuto praticare esclusivamente, con soddisfazione mia e dei pazienti, la Medicina omeopatica senza accettare compromessi, e ho potuto svolgere un’attività didattica continuativa volta alla formazione dei futuri medici e docenti omeopati.

A un certo punto della mia vita, con grande sorpresa e dolore, e per un mio colpevole atto di presunzione, mi sono separato dal grande maestro Antonio Negro e ho fondato con altri Omeopati una nuova Scuola di Medicina omeopatica e, soprattutto, ho organizzato un Poliambulatorio omeopatico a Napoli e principalmente a Roma dove esercitavano più di quindici Colleghi. Inoltre la Scuola, accreditata LMHI, ha fatto parte del Forum delle Medicine non Convenzionali dell’Ordine dei Medici di Roma e ha svolto un ruolo importante in Italia fino al punto da essere riconosciuta dall’Ordine: i medici che terminano il Corso Triennale possono tuttora iscriversi al Registro degli Omeopati istituito presso l’Ordine. Ho continuato fino ad oggi a praticare l’Omeopatia e a insegnarla, così come appresa dai grandi maestri. Da alcuni anni sono arrivato alla conclusione che io e gli altri che come me hanno seguito più o meno lo stesso percorso formativo, abbiamo l’obbligo, direi l’imperativo categorico, di insegnare l’Omeopatia e soprattutto di formare nuovi docenti di questa meravigliosa scienza medica per evitare che il giorno in cui venissero a mancare i docenti e si interrompesse la didattica, l’Omeopatia possa lentamente scomparire.

A questo punto dobbiamo chiederci quale Medicina omeopatica si deve insegnare. Per avere una risposta a questa domanda basta fare una disanima generale di cosa è successo nella storia della Medicina omeopatica riguardo alle Scuole e all’insegnamento che queste hanno sviluppato.

Certamente nel corso di pochi decenni sono scomparse dal panorama europeo le Scuole che hanno tralasciato l’insegnamento classico di Hahnemann e hanno promosso un’Omeopatia integrata, eclettica, ibrida mentre, al contrario, le Scuole che hanno praticato fedelmente l’insegnamento di Hahnemann di una Omeopatia unicista, classica, sono cresciute e sono diventate stabili. Sulla base di queste considerazioni sto cercando di continuare l’opera intrapresa, ricevendo oggettiva conferma che l’Omeopatia classica, unicista e hahnemanniana è l’unica che può avere un futuro. Infatti la Scuola IRMSO, che dirigo in collaborazione con Pietro Gulia, Renzo Galassi e i docenti, conta attualmente 115 iscritti.

Facendo un passo indietro e tornando al periodo in cui la politica e le autorità sanitarie manifestavano aperta ostilità verso i medici omeopatici, ho organizzato più di 30 anni fa un incontro di molti Omeopati a Roma che fu il prodromo della nascita della Federazione Italiana delle Associazioni e dei Medici Omeopati, la FIAMO. Infatti, dopo quell’incontro, circa 200 Omeopati fondarono la FIAMO che era ed è tuttora l’organizzazione nazionale più rappresentativa in Italia della Omeopatia.

In questa Federazione mi sono impegnato a portare avanti l’Omeopatia della quale ho scritto finora, ottenendo, con alterne vicende, soddisfazione, ma trovando all’interno della stessa FIAMO uno scarso entusiasmo a diventare l’unica realtà rappresentativa dell’Omeopatia classica hahnemanniana. E non nascondo una sorta di delusione in tutto ciò che è avvenuto nella nostra FIAMO negli ultimi anni in cui si è perso l’originale disegno di un’Omeopatia hahnemanniana promossa dai primi fondatori.

Volgendo ora lo sguardo all’estero devo anche ricordare, come accennato sopra, la mia attiva partecipazione a una grande organizzazione internazionale rappresentata dalla LMHI di cui sono membro dal 1989 partecipando attivamente a tutti i Congressi e ricoprendo anche l’incarico di Assistente e Vice Presidente Nazionale per due mandati e Segretario per la Formazione per un anno. Durante il doppio mandato ho organizzato a Capri, insieme al Presidente Carlo Cenerelli, il Congresso Internazionale che ha riscosso un formidabile successo: 600 medici provenienti da tutto il mondo sono rimasti entusiasti per l’accoglienza ricevuta, per la straordinaria traduzione simultanea in cinque lingue compreso il russo e per il valore delle presentazioni in uno dei luoghi più belli del mondo. L’appartenenza alla LMHI è stata per me una sorta di compensazione perché questa organizzazione, che è stata guidata dai più autorevoli Omeopati degli ultimi anni, ha impresso in maniera decisa un indirizzo metodologico, clinico, didattico rappresentativo dell’Omeopatia Classica Hahnemanniana.

Vorrei rivolgere dalle pagine de Il Medico Omeopata l’invito a tutti gli Omeopati a ritrovare l’originalità del pensiero di Hahnemann e a non inseguire facili e poco proficue interpretazioni di omeopatie ibride che hanno breve vita.

Il Dottor Pietro Federico riceve il plauso per la Tesi di Laurea in Medicina e Chirurgia dal Preside della Facoltà alla Sapienza di Roma.

Il Dottor Pietro Federico con Proceso Sanchez Ortega e Tomas Pablo Paschero.

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