Marco Colla
Medico Chirurgo – Omeopata BIELLA
studio@marcocolla.it
Docente Scuola di Medicina Omeopatica Similia Similibus di Torino
Monica Delucchi
Medico Chirurgo, Internista – Omeopata GENOVA/BRESCIA
monica.delucchi.csr@gmail.com
Docente Scuola di Omeopatia Centro Studi La Ruota di Milano
Storie di omeopatia quotidiana
Guarigioni in breve raccontate dagli omeopati italiani (e non)
Storie di omeopatia quotidiana
Questa rubrica è stata creata per favorire la pubblicazione dei tanti casi clinici che gli omeopati affrontano durante il loro quotidiano lavoro. Per l’Omeopata nessun caso è facile, nessun caso è impossibile. Ogni caso ha una soluzione che è degna di essere conosciuta perché non esistono due casi uguali. Scrivere i nostri casi clinici è utile per perfezionare la nostra pratica. Leggere i casi altrui è una via veloce per apprendere: prima o poi avremo di fronte una caso simile e ci ricorderemo della soluzione proposta dal collega. Fate conoscere i vostri successi quotidiani!
Norme per gli Autori
1) Descrizione sintetica del paziente e della sintomatologia.
2) Metodo usato per elaborare i dati e trovare il rimedio più adatto, specificando:
i) I sintomi scelti per la prescrizione.
ii) Il repertorio e le rubriche scelte.
iii) Le eventuali diagnosi differenziali.
iv) Le motivazioni della scelta finale.
3) Risultati e breve discussione.
I casi possono essere sia acuti che cronici.
herpes zoster: due casi risolti con trattamento omeopatico individualizzato
Cristina Caruso
Medico Chirurgo, Omeopata – Roma
cristinacaruso@virgilio.it
L’Herpes zoster rappresenta una condizione clinica in cui l’approccio omeopatico può distinguersi per efficacia, rapidità d’azione e assenza di effetti collaterali rispetto alla terapia convenzionale.
Negli ultimi anni, a partire dal periodo pandemico, ho osservato un aumento nella frequenza di manifestazioni da zoster, spesso con quadri clinici meno virulenti, ma con maggiore tendenza alla cronicizzazione.
Presento di seguito due casi clinici trattati durante l’estate 2025.
Caso n. 1
Donna di 62 anni, infermiera, coniugata, con due figli di cui uno disabile. Si cura con l’Omeopatia da diversi anni.
26/06/2025: mi contatta telefonicamente per comunicarmi che da circa due giorni ha un forte dolore a livello del cuoio capelluto, della tempia sinistra, dell’orecchio sinistro e dell’emivolto sinistro; il dolore è trafittivo, puntorio e peggiora di notte. Inoltre sono comparse eruzioni vescicolari sulla lingua, sul mento e sulla guancia sinistra. Mi dice che il dolore è molto intenso, si manifesta a fitte, e la notte non la lascia riposare; al mattino, quindi, quando deve recarsi al lavoro si sente molto stanca e ha scarsa concentrazione. In quei giorni mi trovavo fuori città e pertanto non avevo modo di visitarla di persona. Le chiedo se possibile di inviarmi delle foto di questa eruzione, che confermano il mio sospetto che si tratti di un’infezione da zoster. Al momento della manifestazione clinica la paziente non stava assumendo nessun medicinale omeopatico, l’ultimo rimedio assunto, mi dice, risale a più di un anno prima, quando si era curata per una gastroenterite infettiva con Arsenicum album. Eseguirà appena possibile gli esami ematochimici per la conferma sierologica della diagnosi. Intanto, poiché non ho modo di consultare il Repertorio e studiare meglio il caso, le consiglio di assumere Rhus toxicodendron 30 CH in plus ogni 3-4 ore e di riaggiornarci dopo un paio di giorni per rifare il punto della situazione.
Due giorni dopo, al telefono, mi dice che praticamente non è cambiato nulla, che il dolore c’è sempre, è molto invalidante e si irradia anche all’osso mandibolare. Le chiedo se nei giorni precedenti all’eruzione cutanea avesse notato qualcosa di diverso o particolare e lei, improvvisamente, dopo un breve silenzio mi confessa che una sera si trovava a casa del fratello e che per una discussione di famiglia, il fratello l’aveva picchiata. A questo punto, nonostante io mi trovassi ancora fuori città e senza Repertorio con me, le suggerisco di interrompere l’assunzione di Rhus tox e di assumere Staphysagria 200 K 3 granuli da prendere una sola volta. In assenza del Repertorio omeopatico, ho consultato la “Condensed Materia Medica” di Hering che si può trovare online e, nella descrizione di Staphysagria, mi colpiscono le seguenti rubriche:
Mouth: mouth and tongue full of blisters.
Ears: Stitches in the ears.
Outer Head: Painful drawing at various spots, worse from touch.
Burning-stinging on head, mostly on left-temple; worse from heat of bed, at 3 P.M., and when lying on it.
Il giorno successivo riferisce di essere finalmente riuscita a dormire perché le fitte alla testa si sono ridotte di frequenza, ma soprattutto di intensità; l’eruzione è più o meno stabile. Dopo altre 24 ore il dolore viene riferito come più fisso e compaiono eruzioni vescicolari anche sul cuoio capelluto. Prescrivo ulteriori 3 granuli di Staphysagria 200 K, intanto ricevo gli esami ematochimici (28/06/2025): Varicella zoster IgG: >4000, Varicella zoster IgM: 0.22 che confermano la diagnosi di Herpes zoster. Dopo 3 giorni il dolore è quasi completamente scomparso, l’eruzione non è più evidente; mi comunica che “Il rimedio è davvero fantastico, direi che sto molto meglio”. Non assume altro. Dopo 5 giorni riferisce comparsa di intenso prurito sul viso, sul collo e sulla testa, soprattutto la notte. Prescrivo Sulphur 30 CH granuli (che la paziente aveva già in casa) 3 granuli da prendere una sola volta per poi aggiornarci a breve; la sento telefonicamente dopo due giorni e mi riferisce che il prurito è migliorato ma non scomparso, quindi faccio ripetere Sulphur 30 CH 3 granuli. Dieci giorni dopo mi riferisce che sta meglio, ma che il prurito non è completamente risolto. Prescritto Sulphur 200 K dose globuli, tre giorni dopo mi riferisce che si è sentita molto bene, ma che il prurito si è fatto, durante l’ultima notte, molto più intenso. Per il momento non faccio nessuna prescrizione e, sette giorni dopo, il prurito si è ridotto moltissimo in una situazione di complessivo benessere. Senza assumere altro, quattro settimane dopo l’ultima assunzione risento la paziente che mi dice che il prurito è andato riducendosi, seppur ancora compaia, soprattutto la notte. Sulphur MK dose globuli, assunto 70 giorni dopo l’esordio dello zoster, porta a netto miglioramento dello stato generale e risoluzione completa del prurito. Da allora, non c’è stato più bisogno di prescrivere nessun altro rimedio.
Caso n.2
Donna di 80 anni, casalinga, obesa. Ricorre saltuariamente alle cure omeopatiche (spesso su suggerimento della figlia). Da circa 3 anni, durante l’estate, compare un’eruzione vescicolare accompagnata da moderato prurito, estesa all’arto superiore destro, senza sintomatologia dolorosa. La paziente applica localmente talco al mentolo con parziale beneficio sul prurito. Evita il sole, tende a restare sempre in casa, è molto introversa e piange con facilità. Assume farmaci per l’ipertensione arteriosa e null’altro. È stata sottoposta circa 25 anni fa ad asportazione di un tumore dell’endometrio. Presenta alle dita delle mani dei noduli da artrite particolarmente evidenti.
A giugno di quest’anno compare quindi nuovamente l’eruzione (nei due anni precedenti è sempre comparsa nello stesso periodo). La figlia, che si cura spesso con l’Omeopatia, le aveva consigliato di assumere Rhus toxicodendron 30 CH 3 granuli al giorno. Quando arriva alla mia attenzione, la paziente sta assumendo da circa 10 giorni tale terapia, senza un beneficio clinico rilevante. Repertorizzo il caso con l’ausilio del Radar Opus:
Prescrivo Graphites 30 CH in plus.
Dopo circa 10 giorni, la figlia della paziente mi comunica che l’eruzione e il prurito erano completamente risolti e che la signora stava molto bene, quindi non ho effettuato ulteriori prescrizioni.
Conclusioni
In entrambi i casi descritti, il trattamento omeopatico individualizzato ha portato alla risoluzione completa della sintomatologia, sia cutanea che generale, senza sequele o complicanze neurologiche tardive.
È interessante notare come Rhus toxicodendron, spesso considerato il rimedio di elezione nelle infezioni da Herpes zoster, non abbia rappresentato il simillimum in nessuno dei due casi, evidenziando l’importanza di un approccio personalizzato.
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