L’Omeopatia nel cuore

L’incontro con l’omeopatia

Tutta la mia attività pubblica e visibile nel campo omeopatico è stata espletata nell’organizzazione della amministrazione e della politica della nostra cara Federazione.
In questo articolo intendo raccontare, invece, come ho vissuto l’Omeopatia intimamente, nel cuore.

Pindaro Mattoli

Medico Chirurgo – Omeopata PERUGIA

p.mattoli@libero.it

L’Omeopatia non è stata una novità nella mia vita. Avendo due zii medici omeopati e mio padre, pure medico, ma non omeopata, grande appassionato, sono cresciuto nella “culla omeopatica”, sempre curato omeopaticamente. Per cui fu quasi automatico che io scegliessi di esercitare l’Omeopatia, oltretutto in un ambiente culturale (i favolosi anni ’70) in cui si mettevano in discussione tutte le strutture etiche, sociali, politiche e scientifiche, e la ricerca dell’alternativa a tutto era il tema principale della vita di noi giovani.

Solo dopo l’inizio della mia professione conobbi personalmente un personaggio straordinario, il Prof. Lodispoto, e la sua preziosa opera per la memoria storica dell’Omeopatia italiana (Storia dell’Omeopatia in Italia), attraverso la quale fui informato della lunga serie di medici e veterinari omeopati della mia famiglia, a partire dalla metà dell’Ottocento. Questo aggiunse entusiasmo alla mia attività professionale e politica.

L’attività politica da me svolta per la fondazione della F.I.A.M.O. mi ha permesso di entrare in contatto con tutte le associazioni, le scuole e i medici di tutta Italia. Grandi amicizie!

In quest’ambito ho potuto constatare la varietà di indirizzi metodologici ed epistemologici delle varie “omeopatie”, dal momento che qui da noi sono presenti scuole che prendono spunto da correnti di tutto il mondo, dalla Francia pluralista a indirizzo solidamente scientifico, alle scuole uniciste anglosassoni, argentine, indiane, greche, etc, che hanno una base anche essenzialmente psicosomatica, se non addirittura spiritualista.

Restai in un primo momento perplesso da tale fatto, ma c’era la possibilità di uno studio analitico sui principi teorici e sviluppi pratici delle varie correnti. Un’indagine veramente affascinante, che io peraltro già conducevo da anni, prima nel campo delle religioni e dei piani sottostanti, esoterici, operativi e riservati.

Iniziai quindi a frequentare scuole di formazione primaria (Scuola Costituzionalista del Prof. Antonio Santini, poi il caro amico Massimo Mangialavori e infine la scuola Kaos di Genova) e innumerevoli seminari e congressi di ogni corrente. Il risultato fu inizialmente sconcerto e quasi stato epistemologicamente confusionale, poi, sulla scorta delle mie ricerche esoteriche sul nucleo essenziale, conoscitivo, gnostico, delle varie correnti spirituali, indagando sulle radici storiche ed epistemologiche delle varie “omeopatie”, iniziai a concepire uno schema mio personale che non corrisponde ad alcuna corrente specifica, ma che, in qualche modo le comprende tutte.

Non prendendo mai in considerazione prescrizioni “ideologiche” a strutturazione precostituita, l’osservazione dei casi clinici mi portava a considerare anzitutto come alcuni di loro erano plurali nella sintomatologia e alcuni altri unici.

Al di là dello schema precostituito pluralista, costituzionale o unicista, che portavano a prescrizioni “scontate”, ho iniziato a considerare ogni paziente obiettivamente in base alla sua storia clinica progressiva, alla comparsa di patologie o sindromi successive, e a schemi terapeutici adattati alle varie situazioni, totali o locali, tenendo peraltro anche conto della grandi novità che ci offriva via via la ricerca medica ufficiale nel campo della visione “sistemica”, “olistica” dell’organismo, la PNEI e, più recentemente, l’Epigenetica, che superavano, nella loro visione totale contemporanea, lo schema sequenziale psico-somatico. La prescrizione quindi, a mio parere, adattandola al paziente, potrebbe comprendere schemi unicisti per casi clinici più o meno semplici e coerenti nella sintomatologia totale e storica, oppure schemi successivi “a buccia di cipolla” per curare sindromi dalle più recenti a quelle pregresse, oppure “scandalosamente” pluraliste nel caso di situazioni particolarmente complicate, soprattutto da terapie allopatiche plurime, che hanno sconvolto e frammentato l’organismo in tanti “sottogruppi” sintomatologici a mio parere quasi indipendenti.

Accanto alla terapia, ho inoltre nel tempo preso in considerazione l’igiene del paziente, soprattutto l’alimentazione. L’omeopata moderno non ha più davanti pazienti “elementari” come le generazioni passate, ma individui profondamente intossicati fin da neonati da una alimentazione assolutamente scorretta. Imponente soprattutto è la intolleranza alle proteine del latte vaccino (NB: non al lattosio) che affliggono, non riconosciute (nemmeno dai medici), grandi strati della popolazione e che portano a malattie inizialmente solo cutanee, poi anche delle mucose respiratorie e/o intestinali, fino alla comparsa di allergie tenacissime. Altra intolleranza più recentemente emergente è quella al glutine o anche semplicemente al solo grano che provoca, nella mia esperienza, affezioni reumatiche. Prescrivere per curare senza prendere in considerazione tale parametro previo delle intolleranze alimentari, significa andare incontro a delusioni anche per prescrizioni meditate e corrette.

Un altro polo da me indagato è stato quello dell’azione placebo delle cure omeopatiche. Fino a che punto vale la terapia e/o di per sé la visita omeopatica così “confidenziale e intima”?

Anche sulla scorta di una relazione della scuola omeopatica di Milano al congresso omeopatico della Liga del 1986, ho concepito un metodo per distillare l’effetto placebo della visita dall’effetto realmente terapeutico: iniziai a prescrivere, in alcuni casi particolarmente psicosomatici, il placebo “prima” e non “dopo” l’inizio della terapia come consuetudine di alcuni omeopati unicisti, con prescrizione a dosi uniche. Iniziai in questi casi accuratamente selezionati, a prescrivere placebo per due o tre settimane prima dell’inizio della terapia effettiva, facendomi riferire per telefono, a fine placebo, gli eventuali sviluppi psicofisici del trattamento. Tale tecnica di prescrizione mi è stata utilissima per valutare la mia reale abilità prescrittiva e la raccomando a qualsiasi collega che non intenda limitarsi ad apprezzare l’efficacia sommaria delle sue prescrizioni, ma anche di capire la loro reale validità terapeutica.

Altro polo di attenzione è stato per me la pluriforme variabilità delle preparazioni farmaceutiche omeopatiche. Vari livelli di diluizione, vari sistemi di diluizione, etc.
Nell’indagine relativa, ho sperimentato tutti i sistemi prescrittivi delle varie preparazioni e anche schemi alternativi e contraddittori rispetto alle regole dettate da ciascuna corrente. Alla fine ho adottato un detto, a me riferito dal compianto Franco Del Francia, di mio zio Dandolo Mattòli, molto più anziano di me, che esercitò a Firenze: Quando il rimedio è quello giusto, tutte le diluizioni funzionano. Tale assunto coincide con la mia esperienza e mi tranquillizza.

Infine, alcune osservazioni cliniche, anche casuali, e speculazioni teoriche degli ultimi anni, mi hanno portato a indagare sulla Legge dei simili. Le varie correnti omeopatiche derivano la loro strategia prescrittiva da schemi teorici della pregressa letteratura omeopatica. L’arricchimento progressivo della Materia Medica omeopatica deriva tutto da osservazioni sul campo. La mia impressione è stata che, nella “nuvola” di tutte le osservazioni storiche, comportamentali, costituzionali, etc, il nucleo essenziale del rimedio si possa occultare. Ho fatto pertanto una considerazione: la “malattia” nel campo allopatico è passata, da qualche decennio, da una descrizione “fenomenica” molto varia a una descrizione biochimica e istologica, molto più solida e attendibile. Se consideriamo peraltro la consuetudine omeopatica storica di desumere lo schema sintomatologico di ogni rimedio non solo dal proving relativo, ma anche dalla tossicologia corrente dell’epoca, possiamo oggi adire a una possibilità di individuazione di similitudine molto più attendibile fra entità cliniche molto più obiettivabili in base alla identità biochimica e istopatologica e la valorizzazione di dinamismi biochimici e istopatologici di un rimedio derivati dalla ricerca tossicologica più recente. Il che mi ha fatto scoprire dei rimedi che, per una data malattia o sindrome clinica ben individuata e classificata, hanno una similitudine totale dal punto di vista biochimico e istopatologico. In questo caso, la prescrizione omeopatica è efficace quasi al 100 %. Ho descritto questo metodo in un mio precedente articolo di qualche anno fa (2021), pubblicato su questa rivista, intitolato: Eresia nell’Eresia: “un” rimedio per una malattia?” nel quale citavo, ad es. Hypericum per la terapia causale definitiva della Lucite o Orticaria solare, Folliculinum in dosi nella terapia della sindrome premestruale con forte ritenzione idrica (anche in derivazione della letteratura francese), Stramonium in dosi nel pavor nocturnus dei bambini, e più recentemente Physotigma nella terapia dell’aumento della pressione oculare. In tutti i casi si ottiene un miglioramento spesso definitivo che sfiora la totalità dei casi. Sullo stesso articolo ho suggerito anche altri indirizzi di indagine su altri rimedi, di cui alcuni assolutamente poco prescritti, ma che potrebbero essere estremamente valorizzati tramite la similitudine biochimica e istopatologica.

Consegno queste suggestioni alle nuove generazioni di omeopati. Spero che tale impostazione di ricerca del rimedio simillimum sia di suggerimento per la correzione della “Babele” omeopatica, fatta di infinite rielaborazioni sulla antica letteratura.

Questa è stata la mia vita interiore omeopatica, nel cuore.

Il sottoscritto con il Dottor Gios Bernardi e la Dottoressa Antonella Ronchi: un trio di Past Presidents della FIAMO.

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